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La pianta di Villa Adriana

di Eugenia Salza Prina Ricotti

La ricerca della prima pianta che ne fu fatta e gli studi di Ligorio, Contini e Piranesi

Le piante di Villa Adriana
Villa Adriana e gli studi di Ligorio, Contini e Piranesi.

La prima cosa che venne fatta quando a chi scrive venne offerto lo studio di Villa Adriana fu di vedere cosa ai loro tempi avessero trovato i suoi predecessori e cosa avessero fatto soprattutto quegli architetti che l?avevano rilevata e messa in pianta: Ligorio, Contini e Piranesi.
Quindi si inizi? a studiare i documenti che si trovavano nella Biblioteca Vaticana: tre manoscritti tutti attribuiti al Ligorio. Quello pi? esatto era intitolato Descrittione della superba et magnificentissima Villa Hadriana (Barb. Lat. 4342, f. 48 r.; Barb. Lat., 5219 f. 137 v. ) che, per brevit?, fu poi sempre chiamato Descrittione.
Un altro, il cui titolo fu abbreviato in Trattato (Vat. Lat. 5295, ff.28 r.; Barb. Lat. 4849 ff. 29 r.), riportava notizie pi? recenti, ma vi erano errori che non potevano attribuirsi al Ligorio. Il testo aveva tutta l?aria di esser un aggiornamento della Descrittione stilato da qualcuno lasciato a Villa Adriana per aggiungere le nuove scoperte al vecchio testo, che si ritrovava in esso riportato con molta precisione. Forse questo lavoro fu affidato a qualche abatino della corte del Cardinale Ippolito lasciato l? dallo stesso Ligorio quando, avendo ricevuto la carica di maestro della fabbrica di San Pietro, aveva dovuto partire da Tivoli per trasferirsi a Roma. Data l?interpretazione che l?autore del Trattato d? delle grandi cave di pozzolana a cui si arrivava da una diramazione del Grande Trapezio, allora chiamato Inferi, e dato il fatto che egli non le riconoscesse come tali e le descrivesse come una spaventosa rappresentazione del regno dei morti, mostra che egli non doveva certamente essere un architetto: un costruttore questo genere di cave avrebbe saputo subito riconoscerle.
Infine sempre alla Biblioteca Vaticana e sempre attribuito al Ligorio vi era un terzo manoscritto, il cui lungo titolo venne qui abbreviato in Dechiaratione. Si trattava del Barb. Lat. 4804 intitolato Dechiaratione generale della Pianta della Villa Hadriana nella quale le lettere maiuscole dinotano la divisione fatta da noi di tutte le sue parti in vari capitoli nei quali sono contrassegnati con numeri tutte le parti e i membri principali delle fabbriche ed altri luoghi contenuti e dichiarati in ciasche di un capitolo. Quindi l?illustrazione di una pianta che il catalogo della Biblioteca Vaticana ascriveva al Ligorio, e questo sembrava convalidare quanto affermato dal Kircher e cio? che il Ligorio avesse fatto la pianta di Villa Adriana. Si cominci? quindi a cercarla ma con poca fortuna. Nonostante che a prima vista la Dechiaratione sembrasse provare l?esistenza di questo rilievo del Ligorio, e nonostante che ormai esistesse fermamente radicata la convinzione che l?architetto degli Este avesse tracciato lui quella magnifica pianta generale di Villa Adriana citata da tutti, questa era l?unica che esisteva. Ma, c'era un ma: gi? poco dopo la scomparsa del Ligorio, Antonino Del Re, la persona alla quale era stato affidato lo studio di Villa Adriana, incarico per il quale era stato fornito di tutta la precedente documentazione, e che avrebbe quindi dovuto averne preso visione, scriveva "Molti sono stati vaghi di trovare qualche descrittione o disegno di questa Villa & non se n'? trovata altra che una descrittione di Pirro Ligorio huomo pi? antiquario che buono historico & erudito in potere di alcuni heredi di un Cortegiano della fel.ma memoria di Hippolito d'Este, detto di Ferrara, Governatore perpetuo di Tivoli, fatta da detto Pirro & indirizzata a detto Cardinale. Accenn? in detta descrittione il Ligorio volerne dar disegno a detto Card. Hippolito, ma non si ? trovato..." . e pi? in l? "......& offeriva al Cardinal Ippolito suo Signore raccorre in disegno la pianta di essa il meglio che si fusse potuto il qual disegno si crede esser fatto & in potere degli Heredi di detto Cardinale o smarrito dai Ministri." Ci? conferma che gi? alla fine del 1500 la pianta promessa dal Ligorio nella sua Descrittione era irreperibile.
Strano poi era il fatto di come mai nei suoi testi Ligorio non si fosse mai servito di questa pianta per precisare dove si trovassero i luoghi di cui parlava e si fosse affidato soltanto a vaghe affermazioni come: ....... in un poggio che sta pi? in basso........; ........ad oriente.......; .......ad austro......, e cos? via, ingenerando molta confusione in chi lo leggeva e rendendo faticosa l'identificazione delle parti del complesso alle quali egli si stava riferendo.
La cosa per? cominci? a chiarirsi quando, nello scorrere il testo della Dechiaratione, si trovarono citati personaggi come Monsignor Bulgarini che Ligorio non avrebbe mai potuto conoscere in quanto vissero circa un secolo dopo la sua morte senza contare che l?autore del testo citava spesso Ligorio come se si trattasse di un terzo personaggio che con lui non avesse niente a che fare.
A questo punto i dubbi su chi avesse fatto la pianta erano cresciuti. L?unica cosa che sembrava certa era che con essa Ligorio non ci fosse entrato per niente. Era evidente che l?autore dovesse essere, s?, un architetto, ma, vista la citazione al Bulgarini, dovesse esser vissuto nel 1600.
Continuando la ricerca ed esaminando i lavori degli altri architetti si trov? subito qualcosa di interessante: esisteva una pianta di Contini commissionatagli dal Cardinal Francesco Barberini, un lavoro che egli impieg? ben due anni a fare. Che poi non fosse una copia del lavoro del Ligorio si vede appena si legge la dedica che egli fece al suo patrono ed in essa si nota la sua affermazione:
???.. Tabulam hanc privatum fructum laboris sui publicam facit ?? ?
Come se ci? non bastasse, confrontando il testo stampato con la Dechiaratione si vede subito che questa era il manoscritto che accompagnava la pianta del Contini. Sull'ultima pagina di questo codice c'era ben chiaro l'Imprimatur autografo del Maestro dei Sacri Palazzi, Giacinto Libelli, con data del 17 gennaio 1665, e sul testo vi erano ancora le macchie di inchiostro e le indicazioni dei tipografi per segnare la divisione delle pagine stampate.
Eppure soltanto pochi anni dopo questa sua pubblicazione Kircher stamp? sul suo Thesaurus la pianta del Contini spacciandola per l?introvabile mappa di Pirro Ligorio. Si capisce che il Kircher pot? ricavarla soltanto dal libro pubblicato dal Cardinal Francesco Barberini che non era . ?? venale ?, e quindi poteva esser ricevuto soltanto come un regalo riservato agli illustri personaggi che passavano per Roma. Evidentemente Kircher, che era famoso, lo ricevette. Fatto ? che o non lesse la prefazione con la quale Contini dedicava al Cardinale quel volume o decise di ignorarla. Eppure la prefazione parlava chiaro
Eminentissimo e Reverendissimo Signore e Padrone Colendissimo.
mi accinsi prontamente all'Opera, animato pi? dell'ardore di servirla che atterrito dall'impresa molto malagevole. Mi conferii nel luogo: osservai quel sito essere un colle circondato da due valli di circuito di sei miglia e viddi la maggior parte di quelle anticaglie si fattamente atterrate e coperte dalle ruine che non si scorgevano i loro fondamenti, anzi la pi? parte di esse erano sopraffatte da macchie foltissime e spinose. Tali asprezze mi palesarono le difficolt? che avrei trovato nel ridurle in Pianta. Non mi sgomentai nondimeno tanto mi premeva l'accreditarmi appresso al mondo col palesarmi d'ahuer servito a V.E.. Cominciai a far cavare terra per trovare i fondamenti, feci recidere gli intoppi che mi impedivano e pi? volte calai in vari pozzi et aperture che scopersi in quelli scoscesi e per quelle vigne. Questa diligenza mi ha poi fatto scoprire alcune strade sotterranee per le quali si va al coperto da un luogo all'altro della Villa come si vedono disegnate nella pianta che finalmente ho levato con quell'esattezza che ho potuto rispetto al luogo reso ormai dal tempo in ogni parte manchevole. Gradiscala V.E. anzi ricevala per Sua essendo nata dal suo benignissimo cenno, il quale mi ha fatto superare in essa le difficolt? che parevano insuperabili, degnandosi di riconoscere nella medesima la divota servit? che Le professo.
Non vi erano quindi dubbi su chi avesse fatto la pianta ma il Kircher ovviamente pensando che questa presentata come quella del famoso Ligorio sarebbe stata pi? gradita dai lettori del Thesaurus, fece reincidere su rame la pianta del Contini, sovrapponendo sul punto preciso in cui nella pianta originale, senza nessun accenno ad un pur piccolo contributo del Ligorio, esisteva la scritta Francisco Contini Deli. Baldassar Morone sculpsit , un elaborato cartiglio, sorretto da putti, divinit? silvestri ed ornamenti vari, recante la scritta: Villae celeberrimae ab Adriano Caesare in Agro Tyburtino extructae vera et exactissima Ichnographia ab Pyrrho Ligorio olim postea a Francisco Contini recognita et descripta jussu Eminentissimi Francisci Card. Barberini, scritta con la quale relegava il Contini nel ruolo di disegnatore. Certo ? che da questa edizione prende il via l'equivoco trascinatosi per tutti i secoli sulla paternit? della prima pianta di Villa Adriana.
A dare poi il colpo di grazia ci pens? poi una terza edizione del 1751, che pi? piccola e maneggevole fu anche quella pi? citata da tutti gli archeologi che su Villa Adriana lavorarono e pubblicarono. Si trattava di un?opera intitolata
Pianta della Villa Tiburtina di Adriano Cesare gi? da Pirro Ligorio rinomatissimo Architetto ed Antiquario disegnata e descritta, dapoi da Francesco Contini Architetto diligentissimamente riveduta e data alla luce.
E con ci? Contini fu sistemato. Passarono tre secoli prima che una studiosa, curiosa e amante della giustizia, si accorgesse di quello che era successo e rivelasse chi fosse il vero autore della pianta di Villa Adriana: un architetto meno conosciuto ?a cui tanto premeva l?accreditarsi appresso il mondo?. un uomo che non solo si era visto rubare il suo lavoro, ma che dal Kircher si era trovato degradato al ruolo di semplice copiatore.
Piranesi
Un?altra importantissima pianta venne poi fatta nel 1700: quella di un architetto dell?epoca, Francesco Piranesi, che, incaricato da Stanislao Poniatovski e accompagnato dal suo famoso padre Giovan Battista Piranesi intento a disegnare le pi? spettacolari vedute diVilla Adriana, lavor? l? per vari anni e ritracci? la pianta del complesso. Che per? per farla egli si appoggiasse a quella del Contini risulta evidente dal fatto che ne ripete anche i medesimi errori (pochissimi). Uno di questi ? l?angolo tra il braccio di ingresso della via carrabile con il lato nord del Grande Trapezio che Contini aveva sbagliato. Poi egli con questi condivise con questi l?idea che il cosiddetto Teatro Greco, ridotto dalle piogge ad un pantano, fosse una naumachia e che il grande teatro citato negli scritti del Ligorio si trovasse alla fine della Valle di Tempe e dal lato est.
Comunque l?importanza della pianta del Piranesi ? che, anche se egli riprodusse quella del Contini il quale sui resti rilevati aveva creato improbabili ricostruzioni, segn? poi in scuro i muri realmente esistenti dimostrando tra l?altro di aver attentamente esplorato ogni parte ed ogni edificio del complesso, e spesso aver anche fatto scavare per controllare il rilievo precedente.
Anche lui per? fece a volte ricostruzioni errate. Vedi quella delle pendici della valletta del Canopo che egli immagin? fiancheggiate da schiere di inesistenti camerelle, o la ricostruzione del Teatro Marittimo congiunta al circostante peristilio da quattro ponticelli allineati a croce invece dei due a 80? realmente esistiti.
Comunque il trovare sulla pianta del Piranesi il rilievo di ci? che aveva visto e constatato come esistente ? fondamentale per lo studio odierno del complesso.


Pubblicazioni sull?argomento
E. SALZA PRINA RICOTTI - ?Villa Adriana in Pirro Ligorio e Francesco Contini? in Atti Acc. Naz. Dei CCCLXXI 1984 Serie VIII, Vol.XVII, 1, pp. 4-47 Plates. I ? IV.
E. SALZA PRINA RICOTTI - Villa Adriana: il sogno di un imperatore, L?Erma di Bretschneider, Rome, 2001.