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di Eugenia Salza Prina Ricotti
Il Teatro Marittimo è una costruzione molto particolare che anche ad un esame superficiale appare estremamente funzionale. Descriviamolo rapidamente come lo vediamo oggi: esso si trova al centro di un recinto perfettamente rotondo ed occupa un'isola circondata da un canale circolare. Tutto attorno corre un portico. All'isola si accedeva attraverso due ponti levatoi. Una volta ritirati i ponti levatoi, il canale non era certamente tale da creare una barriera invalicabile, ma rendeva l'accesso di eventuali intrusi meno facile e soprattutto meno silenzioso.
All'arrivo dei ponti levatoi due fauci portavano nel classico atrio dell'abitazione romana: uno spazio circondato da un portico con la classica vaschetta al centro, un atrio però tipicamente adrianeo: una forma leggera e mossa con i quattro lati del portico ad arco di cerchio convessi verso il centro. A nord, tra i punti di arrivo dei ponti levatoi, si apriva una bella esedra porticata semicircolare. In asse a questa, e dalla parte opposta dell'atrio, c'era il tablinio che, con una larga finestra, si affacciava sul canale. Due porte, poste sulle sue pareti laterali davano accesso a due camere da letto. Uno di questi cubicoli, quello posto a ponente ed un altro, sempre su questo lato, ma accessibile dall'atrio erano molto eleganti con la parete esterna absidata e sfinestrata, ma erano chiaramente destinati ad ospiti: infatti i due occupanti di quelle camere dovevano condividere una medesima latrina che però, con una raffinatezza sconosciuta all'architettura antica, era disimpegnata da un corridoio in modo che ognuno degli occupanti potesse usarla senza dover disturbare i sonni dell'altro. Una latrina in due dunque, mentre la camera posta ad est che era dotata di una latrina propria e quindi godeva di una maggior comodità, parrebbe invece esser stata quella destinata al padrone di casa. Ad essa, tra l'altro, era anche annessa una graziosa stanza, un piccolo soggiorno privato o studiolo
Vicino, sul lato est dell'isola, vi erano due recessi che, molto aperti, dovevano venire usati per porvi i clinai nei periodi estivi. Uno di essi guardava il canale e l'altro invece l'atrio, in modo si potesse scegliere dove farsi servire la cena. Vicino, un'altra stanza chiusa doveva esser riservata alle cene invernali Accanto vi era una terza latrina che comunicava direttamente con la fauce e che poteva essere usata da invitati provenienti dall'esterno.
Infine sull'isola vi erano pure le terme, piccole ma perfette. La legna per il loro funzionamento veniva scaricata in un bugigattolo adiacente all'arrivo sull'isola dal ponte levatoio ovest Lì, in un limitato spazio di servizio, si accendeva nel prefurnio il fuoco per riscaldare due tepidari oggi quasi completamente distrutti. Ai locali caldi dei bagni si accedeva attraverso l'esedra che fungeva da frigidario e che si apriva a metà del lato occidentale dell'atrio. Qui, a mezzo di alcuni scalini, si scendeva nella piscina d'acqua fredda, poi - volendo - scalini posti dalla parte opposta della vasca, permettevano di risalire fino ad una gran portafinestra che si affacciava sul canale e da qui per mezzo di un'altra scaletta scendere a nuotare attorno all'isolotto. Non ci sono cucine e servizi, ma, per questo, nell'architettura romana essi sono sempre divisi dai quartieri residenziali. Per tutto il periodo in cui Adriano usò il suo pied-à-terre essi potevano trovarsi in qualche sistemazione provvisoria o nella villa repubblicana.
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