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di Eugenia Salza Prina Ricotti
Normalmente gli antichi Romani risolvevano il problema di creare ambienti tiepidi in cui sfidare i geli invernali e altri ambienti freschi in cui soggiornare durante l’estate. Essi ottenevano ciò piazzando i vari ambienti volti vero diversi punti dell’orizzonte. Gli architetti dell’epoca sapevano bene che se si voleva evitare che le pareti degli ambienti dei quartieri invernali venissero gelati dai venti di tale stagione essi dovevano essere rivolti o verso ovest o verso sud, mentre perché le parti destinate ai soggiorni estivi si mantenessero fresche dovevano ricevere le brezze che soffiavano dall’ est o dal Nord. Per secoli le case romane furono costruite così e per aumentare la temperatura durante l’inverno ci si aiutò con i bracieri.
Questo durò fino a che nel II sec. a.C. non si cominciarono a costruire le terme con i loro calidari e tepidari ben riscaldati dall’aria rovente che circolava nelle suspensure su cui poggiavano i loro pavimenti . Dopo un po’ alcuni tra i personaggi ricchi e famosi dell’epoca pensarono che questo sistema poteva essere sfruttato anche nelle loro abitazioni. e lo adoprarono.
Personalmente ho studiato due residenze in cui i quartieri invernali venivano riscaldati con questo sistema. Una di queste fu la residenza suburbana di Plinio il giovane, il suo famoso Laurentino che egli descrisse tanto bene in una lettera scritta per invitare un suo amico a venirlo a trovare
Nei primi anni del 1900 si credette di avere individuato il Laurentino nei resti di una villa che si trovava nella Pineta di Castel Fusano. Essa fu scavata dall’allora giovanissimo Prof. Antonio Maria Colini, ma la pianta dell’edificio non corrispondeva alla descrizione data da Plinio e Colini qualche dubbio lo nutrì.
Passò il tempo, poi nel 1982 avendo saputo che, basandomi sulla pliniana lettera, io, come molti altri architetti, avevo ricostruito la famosa villa, Colini mi contattò e mi chiese di studiare con lui la pianta di quella da lui scavata per vedere se essa fosse realmente il Laurentino.
La studiammo e io non ebbi un attimo di dubbio: quello che era saltato fuori da quello scavo non poteva assolutamente essere la villa di Plinio il Giovane. Espressi le mie ragioni a Colini. Poi ricostruendo gli itinerari che Plinio aveva suggerito all’amico per raggiungere il Laurentino, indicai che in base ad essi il Laurentino non poteva mai essere stato a Castel Fusano e che invece doveva trovarsi nella tenuta presidenziale di Castel Porziano. Qui esistevano resti di una villa che era chiamata la Villa Magna e che si trovava proprio nel posto che Plinio indicava al suo amico. Colini si persuase dei miei ragionamenti. Mi fece avere i permessi per studiare scavare quella rovina e mi spinse a mettermi di impegno su quel lavoro. Intrapresi la ricerca e scoprii così il vero Laurentino. Non vi erano dubbi possibili perché l’edificio che emergeva dalla mia ricerca coincideva precisamente con quanto Plinio aveva scritto. e fu sempre seguendo le sue indicazioni che trovai tutte le parti riscaldate per mezzo di prefurni e suspensure
L’altra residenza riscaldata con questo sistema la trovai poi a Villa Adriana. Essa era posta in quella parte chiamata Palazzo che era usata come residenza invernale dell’imperatore. Questo quartiere non solo era orientato verso occidente secondo le vecchie regole, ma in esso si era anche impiantato un sistema di riscaldamento centrale che creava piacevoli soggiorni per Adriano ed i suoi ospiti. Il prefurnio si apriva proprio sotto la camera da letto dell’imperatore ed in esso per tutto il periodo freddo ci sarebbe stato un bel fuoco di legna e sempre per tutto quel periodo la sua aria rovente avrebbe riempito le suspensure sotto il suo pavimento. Da qui altre aperture mettevano questa parte in collegamento con le suspensure ti tutti gli altri ambienti e saloni i vicini. Non c’è dubbio che questo appartamento fosse comodo e caldo e che dovesse essere piacevole passare in esso il proprio tempo.
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