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di Eugenia Salza Prina Ricotti
Come vivere ai limiti del Sahara protetti dalle alte temperature dei ghibli del deserto.
Ho già scritto sull’argomento della protezione sia dal freddo che dal troppo caldo nelle antiche case. Ho così descritto come si poteva vivere al caldo anche nel più gelido Inverno (vedi nel mio sito – Villa Adriana: antichi sistemi di riscaldamento centrale -). Ora passiamo a vedere un altro lato di questo problema ossia la protezione dal troppo caldo dell’Estate.
Naturalmente oggi con tutti il nostro condizionamento dell’aria il problema non esiste, ma non è passato nemmeno un secolo che questi sistemi sono entrati in vigore. Inoltre come archeologa mi interesso di più a come questo problema veniva affrontato e risolto nei tempi delle grandi civiltà classiche.
Naturalmente quando uno di questi antichi architetti veniva incaricato di studiare una casa in cui esistessero sia quartieri estivi che invernali il primo punto per lui da decidere era come orientare l’edificio. Anticamente si sapeva bene che per avere quartier invernali abbastanza temperati bisognava rivolgere l’edificio a Ovest o addirittura a Sud, mentre che per creare ambienti in cui spendere piacevolmente l’estate essi dovevano aprirsi verso Est o addirittura al Nord. In Africa poi per le case estive si preferiva costruirle su promontori rocciosi in riva al mare.
Uno dei migliori esempi di queste costruzioni studiate per essere fresche è la villa dell’Odeon Marittimo da me scavata e studiata in Libia nella zona si Silin (vedi il mio sito – Libia: la Villa dell’Odeon Marittimo -) e la ragione che la fa scegliere come la più adatta a chiarire la sua progettazione è che – come da me spiegato nell’articolo citato – avendo dovuto crearsi il porto occidentale scavandolo nella piatta forma di roccia che si estendeva per tutta questa area, i costruttori avevano avuto a disposizione tutta la pietra necessaria per il loro lavoro, e non avevano dovuto fare quel che invece si fece in tutte le altre, ossia tagliare la cima del promontorio e costruire la villa a perpendicolo sulla cava. La vista doveva essere superba ma col tempo le onde scavavano la roccia e la parte anteriore della villa crollava in mare.
Invece la villa dell’Odeon Marittimo con il fronte a mare non toccato e protetto dalla scalinata di un teatrino è rimasta intatta e si può vedere come era veramente fatta e come era protetta dagli eccessivi calori estivi. La sua facciata verso nord era difesa da un lungo portico che impediva ai raggi del sole di riscaldare le mura dell’edificio e per meglio proteggere gli ambienti interni parallelo a questo portico correva un lungo criptoportico che, aperto anche lui al Nord, creava un ulteriore spazio fresco. C’era poi la lunga fila di ambienti e alle loro spalle, a Sud, correva una altro criptoportico: questo ovviamente senza nessuna finestra da questa parte. Così il sole non poteva mai raggiungere le mura delle camere di abitazione. Inoltre per refrigerare maggiormente gli ambienti si provvedeva a creare sopra di essi un sottotetto ventilato da una fila di finestre senza infissi e quindi sempre aperte al Nord che lasciavano passare sui soffitti delle camere la fresca brezza marina. Questo sottotetto era poi completamente collegato al portico sud che anche lui veniva così ventilato. Non era il nostro condizionamento dell’aria, ma ci si viveva bene.
Dato che della parte alta dell’Odeon Marittimo non ci sono resti, l’esistenza di questo sottotetto mi è stata provata da due ragioni. La prima era l’esistenza del critpoportico Sud che in qualche modo doveva pure essere ventilato e l’unica possibilità di farlo era ammettere l’esistenza del sottotetto e la sua comunicazione con esso.
La seconda ragione è che fino a che non entrarono sistemi come quelli moderni gli architetti continuarono per secoli e secoli a seguire questi sistemi per costruire e lo potevo constatare nella mia casa romana, Villa Ricotti, un edificio del diciassettesimo secolo in cui nacqui, abitai e mi sposai. Dato che era la casa della mia famiglia ne conoscevo la storia ed ogni angolo. Sapevo che era una di quelle principesche residenze estive che a quell’epoca erano state costruite in vasti parchi posti tutti attorno a Roma. Gli architetti che le avevano studiata per difendersi dal caldo dell’estate erano ricorsi anche loro al sottotetto, un vasto ambiente che copriva tutto l’edificio e che lunghe file di finestre ovali. mettevano in comunicazione con l’esterno e con il famoso fresco vento pomeridiano: il “ponentino” di Roma.
In estate ci si stava proprio bene.
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