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di Eugenia Salza Prina Ricotti
Come si è già detto Villa Adriana era una piccola e perfetta città i cui edifici, sparsi sui suoi 126 ettari, dovevano essere connessi tra loro. Naturalmente c’erano molti viali e strade che attraversavano i suoi parchi, ma questi erano riservati all’imperatore, ai suoi amici ed ospiti ed alla sua corte. Quindi poi per non disturbare la quiete e gli ozi della classe superiore, il resto della popolazione si spostava attraverso una rete di vie sotterranee. Adriano che aveva sempre odiato il rumoroso traffico di Roma e che tra i primi editti aveva bandito quello per cui si proibiva il passaggio di carri e cavalli nel centro della capitale, ora a Villa Adriana aveva risolto il problema in modo brillante con i passaggi sotterranei attraverso i quali i servitori raggiungevano i loro posti di lavoro, e i soldati i posti di guardia. Nel frattempo carri, carrozze e tutti gli altri veicoli raggiungevano tutti gli edifici usando una specie di metropolitana ante litteram che da chi scrive fu chiamata La Grande Via Carrabile Sotterranea.
La grande via carrabile sotterranea era un’arteria ancora in grandi tratti visibile e percorribile, che nel suo primo tratto seguiva una vecchia strada che da Ponte Lucano arrivava su alle colline di S. Stefano. Al suo inizio essa aveva tagliato profondamente il banco di tufo che si trovava tra la vecchia proprietà repubblicana e lo spiazzo nel quale fu poi costruito il Belvedere della Venere di Cnido, una delle tante circostanti proprietà che Adriano dovette poi acquistare per poter disporre di un’area grande abbastanza da permettergli di mettere in atto il suo progetto. Nel caso di questo taglio nel tufo Adriano dovette poi fare qualcosa per connettere la vecchia proprietà repubblicana con il nuovo acquisto e risolse il problema coprendolo con una volta.
Da qui partiva la grande Via Carrabile che, come una moderna metropolitana connetteva tutte le parti del complesso adrianeo e come una metropolitana aveva le sue stazioni. Dopo aver passato la Venere di Cnido, saliva sulla terrazza di Tempe e qui aveva la sua prima " stazione ". Arrivavano qui sia gli abitanti di questi alloggi che le guardie che dovevano recarsi a montare la guardia agli ingressi di questa parte del Palazzo.
La "fermata" seguente era quella della Piazza d'Oro sotto alla quale la grande Via Carrabile si infilava sotto terra e non ne emergeva più. Qui la Galleria si divideva in due braccia che portavano a due diverse parti dell’edificio e avevano diverse uscite. Uno di essi continuava nella stessa direzione sud mentre un altro girava verso ovest seguendo le fondazioni dell'edificio sovrastante. Dato che questo edificio si trovava in un area riservata all'imperatore esso era soggetto a speciali misure di sicurezza e non potevano accedervi che persone autorizzate. Così dopo circa 15 m dal suo inizio - spazio nel quale tre carri o carrozze in fila potevano comodamente aspettare di venire controllati - si trovava un robusto cancello sbarrato da un grosso trave. Oggi per terra contro al muro Sud della galleria vediamo una parte della sua soglia di marmo con il foro in cui era infisso il cardine mentre sulla stessa parete c'è il solco ad arco di cerchio che permetteva ad un trave di venire manovrato dalle guardie che aprivano o sbarravano il cancello.
Non lontano da ciò nel muro esterno della galleria si apriva un grande arco per cui passavanoi veicoli con gli invitati alle feste della Piazza d’Oro e coloro che volevano andare al Palazzo. Nel girare verso destra le carrozze avevano talmente eroso lo stipite est dell’uscita da averlo completamente arrotondato e anche coloro che tornavano dalla Piazza d’Oro e dal Palazzo ritornavano riprendendo la galleria verso est, ossia seguendo lo stesso cammino. Infatti l’altro stipite perfettamente diritto e squadrato mostrava che nessuno di coloro che tornavano nella galleria girava verso ovest.
Questo ultimo tratto della galleria che usciva verso ovest e l’area delle probabili cucine e degli alloggi del personale di servizio specializzato (cosiddetta Caserma dei Vigili), si presentava molto ripido e su esso non vi erano più tracce d ruote. È probabile che con essa viveri freschi e altro materiale venisse trasportato nelle cucine. Proprio di fronte alla galleria appena descritta si apriva un grande arco attraverso il quale i veicoli uscivano all’aperto e probabilmente raggiungevano qualche vicino parcheggio mentre i loro passeggeri scendevano e si recavano a vedere i giochi gladiatori che si sarebbero tenuti nella vicina piccola arena. Adriano che tra l’altro sapeva combattere da gladiatore ed era anche molto bravo in quest’arte. Amava spesso assistere a questi spettacoli.
Intanto la galleria centrale continuava in direzione sud. Ma proprio all’uscita da sotto l’edificio era bloccata da un grande masso di cemento costruito il secolo scorso per sostenere una strada asfaltata che correva lì dietro. Oggi possiamo seguire la Grande Via Carrabile soltanto fin lì, ma Contini e Piranesi la seguirono fino all’angolo sud del recinto della tomba esistente alle spalle della Piazza d’Oro. Qui dovettero fermarsi perché una frana l’aveva interrotta. Perciò avendo trovato poco distante i depositi di neve decisero che la galleria dovesse passare per là e che questo fosse il tratto a loro mancante della strada sotterranea. Purtroppo essi non notarono che mentre questa correva a 7 m di profondità i depositi di neve si trovavano a soli 4.50 m sotto il livello del suolo. Inoltre mentre le gallerie della Grande via Carrabile erano semplicemente tagliate nel tufo, i depositi di neve erano perfettamente intonacati da uno spesso intonaco.
Comunque osservando le aperture dei pozzi che, dopo esser serviti per la costruzione della via sotterranea le fornivano aria e luce, e che sul terreno seguivano il suo tracciato, la ritrovarono poco più in là. Calandosi in uno di essi si trovarono in una galleria che a sud era bloccata da una frana, ma dall’altro lato era libera. Anche noi seguimmo la medesima strada e seguimmo la via per un breve tratto, poi vedemmo che la galleria era stata chiusa da un muro. Essendo però questo parzialmente crollato, riuscimmo ad infilarci dall’altra parte e qui ci trovammo in una galleria che era stata appena cominciata e subito abbandonata perché la sua via verso nord era sbarrata da un lago, oggi a quel che ho saputo prosciugato, ma che allora era pieno d’acqua. Il lago sembra esser stata la ragione che aveva spinto i lavoratori ad abbandonare quella galleria e costruire il muro per impedire alla gente di cadervi dentro.
Proprio ad oriente del muro di sbarramento, si apriva ad est, un’altra galleria diretta nel recinto della tomba, ma essa era di nuovo franata e franato era anche il braccio principale diretto al Grande Trapezio. Comunque questo si poteva ritrovare seguendo un collegamento che partendo dalla galleria semicircolare, che ad est della valletta degli Inferi portava da una parte nella grotta e dall’altra all’aperto, arrivava in essa.
Alla fine di tutto questo poi la Grande Via Sotterranea sboccava nell’imponente parcheggio del Grande Trapezio che essendo le gallerie di questa strada ad una carreggiata e quindi a una direzione avrebbe dovuto ospitare veicoli ed animali fino all’ora dell’uscita.
Pubblicazioni sull'argomento
E. SALZA PRINA RICOTTI ,Villa Adriana: il sogno di un imperatore. Roma 2001, Erma di Bretschneider
E. SALZA PRINA RICOTTI - Criptoportici e gallerie sotterranee di Villa Adriana in Melanges de l'École Française de Rome, 14, Rome 1973, pp. 237-294, figg; 4-7, Tavv. I-XI
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