Home -> Articoli -> Villa Adriana

Il Grande Trapezio

di Eugenia Salza Prina Ricotti

Il grande parcheggio sotterraneo di Villa Adriana con mangiatoie per 262 animali e posto per i loro carri

Dopo aver lasciato a oriente l’uscita nella valle degli Inferi, la “metropolitana” entrava in un grandioso sistema di 4 imponenti gallerie larghe 5 m e alte altrettanto che, disposte a trapezio, ricevevano luce ed aria da aperture larghe 3 m tagliate nella loro volta. La galleria est, che era anche la più lunga, misurava 304 m mentre quella ovest era di 296 m. Le altre due gallerie misuravano 140 m quella nord e 100 quella sud. L’insieme venne chiamato Grande Trapezio da chi scrive.
Nonostante l’aspetto di queste gallerie, larghe diritte e ben illuminate il Grande Trapezio era sempre stato considerato una rappresentazione dei regni di Plutone e Proserpina. Ancora nel 1969 quando si stava iniziando questo studio si era sicuri che rappresentasse gli Inferi. Un’accurata investigazione non trovò niente che potesse confermare questa teoria, ma portò all’attenzione di chi scrive una serie di incassi molto evidenti praticati sulla parete esterna della galleria orientale e su quella interna di quella occidentale. Essi emergevano appena dal terriccio sul quale i coltivatori di funghi, cui il Grande Trapezio era stato affittato, producevano i loro raccolti. Alcuni di questi incassi, larghi 20 cm, alti 20 cm e profondi 20 cm, iniziavano a 140 m dall’inizio e si ripetevano ogni 2,50 m, continuando così fino all’estremità sud delle due gallerie. In tutte e due al di sopra del loro livello c’era un'altra serie di 132 tagli verticali larghi 2-3 cm e alti 30. Di questi i primi 80 erano posti a 80 – 90 cm gli uni dagli altri, mentre gli ultimi 51 erano distanziati di 130 cm. Una delle cose che venne immediatamente notata nella galleria est fu che essi erano presenti soltanto sulla parete esterna e quindi di qualsiasi sistemazione essi facessero parte questa era presente soltanto da questo lato.
A questo momento chi scrive ignorava a quale distanza si trovasse il pavimento della galleria e ignorava assolutamente cosa tutto questo fosse e a cosa appartenesse. Fu solo dopo qualche tempo che essa si rese conto che l’impianto poteva corrispondere soltanto ad una stalla con tutte le sue mangiatoie. A questo punto, tirato fuori il Neubauentwurflehre del Neufert, un vecchio ma sempre valido manuale di architettura nel quale si trovano le misure di qualsiasi cosa necessaria alla progettazione, rinvenne i dati delle stalle e così seppe che le mangiatoie piccole di 80 cm erano quelle destinate agli asini e ai piccoli muli mentre quelle da 130 cm venivano occupate dai cavalli; sempre dal Neufert apprese che si sarebbe incontrato il pavimento 70 cm al di sotto degli incassi di 20 x 20 in cui erano infisse le robuste travi che reggevano il piano della mangiatoia e che queste erano a loro volta puntellate da travi verticali delle stesse dimensioni poste a 40 cm dalla parete, infine che contro la parete opposta si sarebbe trovata la canaletta di scolo. Una trincea larga 70 cm confermò i fatti.
Adesso tutto era chiaro: il Grande Trapezio era in realtà un monumentale parcheggio, dove, la mattina presto, dopo esser arrivati carichi delle provviste necessarie alla vita quotidiana del complesso, e averle scaricate nei luoghi previsti, i carri arrivavano al Grande Trapezio e qui i carrettieri, staccati gli animali, appoggiavano ai 140 m di parete i loro carretti, e poi conducevano muli, cavalli, asini alle loro mangiatoie, dove, dato che per la sua larghezza di soli 2,30 la Grande Via Sotterranea era praticamente a senso unico, essi avrebbero passato la giornata aspettando alla sera l’orario di uscita. Nel frattempo le carrozze dei dignitari e degli ospiti avrebbero circolato liberamente per il complesso.
Da questo imponente sistema di gallerie chiamato Grande Trapezio si staccavano poi varie diramazioni e uscite. Iniziando dall’estremo limite S-E. si trovava una stretta galleria larga soltanto 1,50 m che, date le sue dimensioni mostra di essere stata addetta al passaggio degli operai e di asini. Essa conduceva in una grande cava di pozzolana che, con le sue tortuose gallerie, quasi un labirinto che ogni tanto sboccava in grandi vani, collegava il Grande Trapezio con la sottostante Valle di Tempe.
Una galleria larga 3,60 m e alta 3 portava nel giardino ad est dell’Accademia ma si trattava di un ripensamento . Infatti che essa non facesse parte del progetto iniziale era provato dal fatto che per crearla si era dovuta distruggere una parte di un bel ninfeo. Questa galleria parrebbe esser stata fatta alla fine del 134 o nel 135 d.C., per facilitare a Sabina, alla quale come è altamente probabile l’Accademia sembra esser stata destinata. L’imperatrice era tornata malata dal secondo viaggio di Adriano a cui aveva partecipato, e poi nel 136 d.C. morì.
Risalendo poi la galleria ovest verso sud si trovano due altre aperture. La prima larga solo 150 cm, portava nella zona cucine e servizi dell’Accademia e a quel che pare era destinata a rifornirli con provviste fresche. Un po’ più a sud si trovava invece una galleria di 2,50 che conduceva all’Odeon. Essa serviva agli amici e agli invitati dell’imperatore che venivano per gli spettacoli arrivando in carrozza. Essi, lasciati i loro veicoli nel Grande Trapezio dove i loro cocchieri li parcheggiavano, infilavano un sistema di 3 tunnel posti sotto l’Odeon. Qui poi a mezzo di tre scalette che si dipartivano dalla galleria di mezzo sbucavano nell’Orchestra e poi da lì raggiungevano i loro posti.
Infine all’estremità sud ovest di questo braccio del Grande Trapezio si trovò una galleria, che fino ad allora non era mai stata vista perché seppellita nel terreno e che probabilmente era stata scoperta dai lavori dei coltivatori dei funghi. Essa si dirigeva verso il Liceo, ed a conferma di questo tragitto vi fu il ritrovamento di due delle aperture nel soffitto del tunnel sottostante che furono notate, rilevate e messe in pianta. Il che fu una fortunata ispirazione perché appena un mese dopo erano state riempite di terra e rese praticamente invisibili.


Pubblicazioni sull'argomento.
E. SALZA PRINA RICOTTI : Villa Adriana il sogna di un imperatore
E. SALZA PRINA RICOTTI - Criptoportici e gallerie sotterranee di Villa Adriana in Melanges de l'École Française de Rome, 14, Rome 1973, pp. 237-294, figg; 4-7, Tavv. I-XII.