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Lavacra pro sexibus separavit

di Eugenia Salza Prina Ricotti

Lavacra pro sexibus separavit. Con questo editto Adriano ordinò che nelle Terme ci fosse un settore femminile nettamente separato da quello degli uomini. Anche se a lungo avere in questi impianti settori separati per i due sessi era stato normale, l’uso durò soltanto fino alla fine dell’epoca repubblicana e all’inizio dell’epoca imperiale lo si abbandonò.Solo pochissimi di questi vecchi stabilimenti a settori separati restarono in uso e li possiamo ancora trovare a Pompei, ad esempio nelle Terme Stabiane o in quelle del Foro. Possiamo osservare che i due settori non erano simili e che quello maschile era molto pià grande di quello femminile, e questo perché nella parte riservata agli uomini le stanze erano molto più grandi, vi erano più Tepidari, un vastissimo Frigidario inoltre esse spesso includevano un’ampia palestra in cui i giovani potessero esercitarsi nei loro sport preferiti.
In epoca imperiale il settore femminile scomparve e per più di un secolo, fino ai tempi di Adriano uomini e donne frequentarono assieme le terme. Osa mai spinse Adriano che certo non era un puritano a promulgare questo editto non è ben chiro, ma lo bandì e sia i proprietari delle terme che i loro direttori dovettero darsi da fare. Ovviamente nessuno di loro decise di distruggere i loro impianti e di ricostruirli con un settore femminile. Quello che normalmente fecero fu di riservare un periodo di tempo (normalmente presto la mattina) per le donne, mentre per il resto del tempo le terme erano solo per gli uomini e questo sistema dovette piacer molto perché non troviamo settori femminili neanche nelle terme costruite nelle varie provincie in epoca adrianea: vedi le terme di Leptis Magna e quelle di Cherchel e. per quello che in un primo tempo ci sembrò, neanche in quelle di Villa Adriana.
Naturalmente tutte le terme del complesso vennero attentamente esaminate e a quel momento si concluse che non viu erano settori femminili: non se ne trovavano nelle termr dell’Eliocamino (quelle di Palazzo destinate ad Adriano) e lo stesso poteva dirsi, o così sembrava, anche per le Piccole e Grandi Terme. Era anche vero che questo ultimo impianto, il primo ad esser stato iniziato subito dopo la partenza di Adriano per il suo primo viaggio, non era mai stato finito. Tutta la parte mura e volte era stata completata e volte e nicchie erano èure già decorate con stucchi o dipinte. ma tutta la parte riscaldata era ancora da fare. Dpo aver messo giù i bipedali che avrebbero dovuto costituire il pavimento del primo tepidario, quello posto subito dopo apoditerio sud, si era cominciato a fare quello del secondo tepidario, quello più importante perché era soltanto attraverso ad esso che si poteva raggiungere il terzo tepidario e il calidario. Si erano messi giù i primi bipedali poi i lavori furono interrotti probabilmente per portare avanti lavori più urgenti.

Perciò quando trovammo una serie di piccole stanze riscaldate (due tepidari ed un calidarium) poste sul lato nord-ovest dellew Grandi Terme il fatto venne spiegato come un cambio di programma, un sistema per sostituire la parte riscaldata che era stata lasciata in sospeso. Oltre tutto, pensavamo, era solo un cambio temporaneo per dare al limitato numero di servitori e lavoratori necessari alla ristretta corte di Adriano che asvrebbero dovuto vivere a Villa Adriana, (circa 300 o 400) la possibilità di lavarsi, e per questo gruppo anche quella piccola parte dei bagni sarebbe stata più che sufficiente.

Dato che questa idea non era sbagliata perché poi fu quello che realmente accadde, essa non fu mai messa in discussione e venti anni passarono prima che per una ragione o per un’altra si cominciasse a riflettere su quella strana parte riscaldata. Non si trovava affatto strano che nelle Terme ci fossero due apoditeri perché questo accadeva anche in altre terme, vedi quella già prima citata di Leptis Magna, ma piuttosto fu a quel momento che l’attenzione di chi scrive venne attratta dal fatto che per raggiungere le piccole stanze riscaldate si fosse sentito il bisogno di costruire un lungo corridoio semicircolare che, costeggiando il curvo bacino nord del frigidario raggiungeva il primo tepidario del minuscolo impianto. Non vi era nessuna necessità per esso: il tepidario poteva esser raggiunto direttamente e senza quell’inutile spesa dal grande frigidario. Ora lo srtudio del carattere vdi Adriano mostrava che egli non spendeva mai un soldo se una cosa non era necessaria. Quindi quel corridoio era necessario e come si vidde poi indispensabile. Fu a quel momento che tutto si fece chiaro. Quei piccoli bagni non erano una modifica del progetto delle Grandi Terme, ne erano una parte importantissima: erano le terme femminili sdell’editto adrianeo. Le donne dopo essersi spogliate nel loro apoditerio che adesso vedevamo essere quello nord, attraverso il lungo corridoio raggiungevano il loro settore nude ma senza esser viste dagli uomini. Naturalmente poi quando non si era potuto finire il settore maschile, quello femminile aveva dovuto servire a ore separate per i due sessi, ma era chiaro che appena finito di costruire le terme, questi piccoli bagni sarebbero tornati alla loro destinazione originale. Essi erano i bagni per le serve, le schiave, le sarte, le parrucchiere e via dicendo, una piccola parte di tutti i dipendenti di Villa Adriana.
E dove mai erano i bagni per le donne della classe superiore, perché anche quelli ci dovevano essere. Per l,oro ci dovevano essere bterme a parte e quindi perché non all’Accademia, se quuel palazzo com’era probabile era dedicato a Sabina? Qui Ligorio aveva visto resti di suspensurae e Piranesi nella sua pianta aveva segnato ambienti che facevano pensare a terme affacciate sulla sottostante valle. Un magnifico posto in cui nel 1630 Monsignor Bulgarini creò i suoi bei giardini e distrusse tutto quello che lì c’era.

L’ordine di finire le Grandi Terme ed il bollo di Earino.
Come abbiamo visto le Grandi Terme non erano state finite ed erano ancora così quando nel 134 d.C. Adriano tornò dal suo secondo viaggio. Partendo nel 128 egli aveva lasciato Villa Adriana nel pieno dei lavori. Ora, salvo che per quelli delle Grandi Terme e per qualche intervento minore tutto era stato fatto. Comunque, con il completamentodella imperiale residenza tutto avrebbe cominciato a mettersi in moto. Tutta la mano d’opera, i servitori, i cuochi, i giardinieri i soldati e via dicendo sarebbero arrivati: si trattava di circa 2000 persone, se non di più e a questo momento il piccolo settore femminile delle Grandi Terme non sarebbe stato sufficiente. Occorreva costruire al più presto tutto il grande reparto riscaldato del settore maschile. Per costruirlo però ci voleva un cantiere e quello prima usato per le Piccole e Grandi Terme non esisteva più: al suo posto ora c’era il Grande Vestibolo.
Si ricorse allora a uno degli ultimi cantieri rimasti: quello tra il Pretorio e le Grandi Terme, un luogo tra l’altro molto conveniente in quanto vicino ai magazzini del Pretorio in cui era conservato molto del materale di costruzione ancora rimasto. Così i lavori cominciarono partendo dal calidario e proseguendo nel vicino tepidario ambo i quali furono funiti e proprio qui abbiamo la sorpresa dei bolli di Earino che sono molti, ma sono presenti soltanto nei pavimenti delle suspensurae di queste due stanze. Il problema che ci presenta il bollo di Earino consiste nel fatto che esso non riporta i nomi dei consoli sotto cui esso fu impresso nell’argilla. Così le opinioni degli studiosi che questo studiarono furono piuttosto discordi. Bloch che per primo si occupò della questione li datò al 135 d.C.. poi però si lasciò persuadere dallo Smith, un archeologo inglese, che li datò al primo periodo di Villa Adriana e precisamente tra quelli usati negli anni 121-125. Altri li pensarono addirittura marcati all’epoca di Marco Aurelio. Chi scrve concorda con la prima datazione del Bloch e li pensa del 134 massimo135 d.C. e quindi contemporanei al ritorno di Adriano dal suo secondo viaggio e soprattutto al suo ordine di finire le Grandi Terme.

Quindi cosa fu quello che accadde? Sembra ragionevole pensare che i bipedali che erano stati calcolati per il progetto originario, furono poi usati anche nelle modifiche a questo apportate. Si dovette comprarne di nuovi ed ecco saltar fuori i bolli di Earino, la cui datazione viene confermata dall’esistenza di un bollo del 134 d.C. trovato sotto la soglia della porta aperta tra il calidario ed il vicino tepidario, bollo che fissa l’inizio dei lavori al 136 d.C.

Comunque i lavori delle Grandi Terme non furono mai finiti e il pavimento delle suspensurae e quindi anche le suspensurae del secondo tepidario, quello più importante in quanto soltanto attraverso ad esso si poteva raggiungere l’ultimo tepidario ed il calidario, non vennero mai fatte. Nella vicina sudatio, dove mura, cupola e nicchie erano già state decorate, non si era neanche colato il massetto su cui doveva appoggiare il suo pavimento e per stabilire il livello del quale bipedali erano stati lasciati sporgere dalla muratura. Si era al 10 luglio del 138 d.C e Adriano giaceva morto a Baia. Improvvisamente a Villa Adriana tutti i lavori cessarono. Si sarebbe detto che quando il cuore di Adriano cessò di battere anche quello di Villa Adriana si arrestasse.

Bibliogtafia

- E. SALZA PRINA RICOTTI - Villa Adriana: il sogno di un imperatore, L’Erma di Bretschneider, Rome, 2001.
- E. SALZA PRINA RICOTTI - Lavacra pro sexibus separavit in Rendiconti Pontificia Accademia di Archeologia, Vol.LXIV, 1993-1994, pp.77 - 110.