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Il Laurentinum di Plinio il Giovane

di Eugenia Salza Prina Ricotti

La scoperta del Laurentinum di Plinio il Giovane nella Tenuta di Caste Porziano,

Il Laurentino di Plinio il Giovane

Plinio il Giovane è un simpatico e interessantissimo personaggio della Roma antica e ne sono sempre stata attratta. Non ha lasciato opere colossali come il suo più celebre zio, ma il suo epistolario è una preziosa fonte di notizie a cui mi sono sempre abbeverata. Tra l'altro, come architetto, ho letto e riletto con interesse le lettere nelle quali egli parla delle sue due ville: quella marittima nella zona di Laurentum e quella che egli chiama toscana e che poi pare fosse invece in Umbria, presso Perugia. Non ero la prima ad occuparmene. Moltissimi studiosi filologhi e architetti se ne erano già interessati e continueranno sempre ad interessarsene. Purtroppo per immaginarsela dovranno continuare a ricorrere alla propria fantasia, dato che, pur essendo finalmente stato trovato il Laurentinum, si è scelto di lasciarlo distruggere nella foresta. Misteri della psiche umana.
E veniamo a questo famoso edificio studiato e ristudiato da secoli. Già nel 1500, probabilmente preparandosi a ridisegnarne la pianta, Pirro Ligorio aveva annotato tutti gli ambienti che il patrizio comasco elencava quando, volendo invitare un amico a venirlo a trovare, aveva descritto con una precisione incredibile la sua villa laurentina. Moltissimi studiosi hanno cercato di ricostruirla in base a questa lettera e vi sono libri in cui sono state raccolte tutte le piante tracciate attraverso i secoli: ricostruzioni che vanno dagli immensi e irreali palazzi simmetrici seicenteschi ad una delle ultime e più spassose fatta da un famoso architetto francese il quale, in base a ragionamenti che mi sfuggono, decise che l'edificio dovesse sorgere su un'alta e scoscesa penisoletta rocciosa e, ignorando completamente il fatto che difficilmente si riesce a trovare una costa più piatta di quella dove sorgeva la villa in questione, ha immaginato e illustrato un faraonico insieme di costruzioni, tutte estese su un promontorio di tipo caprese: una residenza, per capirci, sul tipo di quella imperiale di Tiberio, ma molto, molto più grande. In realtà il povero Plinio diceva all'amico che la sua era una villetta e scriveva "Una villa comoda, ma di non difficile manutenzione." Per noi sarebbe stata grande, ma per un Romano dell'epoca era il minimo che un signore avrebbe considerato adatto per le sue esigenze.
Anche io, attaccandomi a quel che era scritto nella lettera ne avevo fatto una modesta ricostruzione. Poi, tutta presa da altri studi, non ci avevo più pensato. Capitò invece che uno dei più grandi archeologhi di questi ultimi tempi, Antonio Maria Colini, il quale in gioventù aveva scavato la cosiddetta Villa di Plinio di Castel Fusano, sapendo della mia ricostruzione ideale della pianta, pensasse di rivolgersi a me. L'edificio non aveva nessuna delle caratteristiche descritte nella famosa lettera e questo lo aveva sempre lasciato in dubbio; così mi chiese se insieme potevamo affrontare il problema. Io, testardamente, escludevo che l'edificio che si trovava nella pineta di Castel Fusano potesse essere il Laurentinum. Escludevo pure l'ipotesi avanzata da altri illustri studiosi i quali pensavano che le differenze esistenti sul terreno potessero esser dovute a modifiche apportate nel corso dei secoli. La mia opposizione a questa teoria non era però campata in aria: avevo su che basarmi. Infatti il Prof. Colini aveva trovato nello scavo anche murature di un paio di secoli anteriori ai tempi di Plinio: quindi quell'edificio aveva una sua ossatura ancora presente e non era certo quella descritta nella lettera. L'unico sistema per trasformarla nel Laurentinum sarebbe stato quello di scavare un gran buco nel terreno e ricominciare tutto da capo e a questo punto le murature sarebbero state tutte databili dalla fine del I sec. d.C. in poi.
Una volta, però, che fui tirata in ballo, ricominciai ad interessarmi de problema, e decisi che era necessario trovare il vero Laurentinum. Per farlo scelsi di seguire alla lettera le indicazioni che Plinio dava all'amico sulla via da seguire. Plinio spiegava minutamente come fare: sembrava proprio di leggere una guida Michelin. Egli consigliava all'amico di scegliere tra due strade, l'Ostiense (l'odierna Via del Mare) e l'antica Laurentina il cui tracciato è noto. Plinio spiegava che ci si poteva arrivare in carrozza, ma, dato che ad un certo momento si doveva abbandonare le strade lastricate per prendere piste sabbiose, suggeriva di venire a cavallo. Lo scrittore specificava poi il punto preciso nel quale lasciare le due strade in questione per prendere le diramazioni e precisava pure a quale distanza la villa si trovasse dal Foro. C'era una sola cosa che Plinio non diceva, e questa omissione fu la mia fortuna, perché fu proprio essa che mi permise di essere la prima a scoprire lo storico edificio. Lo scrittore nella sua lettera diceva che la sua villa era la seconda a partire da un villaggio, ma non diceva da quale parte del villaggio essa si trovasse. Il villaggio era stato individuato e scavato come pure scavata era stata la seconda villa posta a partire da questo centro verso Ostia: quella di Castel Fusano. Di questo edificio conoscevo bene la pianta e sapevo che non poteva essere il Laurentino. Quindi la residenza marittima di Plinio doveva per forza essere la seconda nell'altra direzione. Il Laurentinum insomma doveva trovarsi nella tenuta presidenziale di Castel Porziano
Per farla breve, attraverso il Prof. Colini ottenni il permesso di accedere al luogo e studiarlo. Dalla lettera conoscevo quella villa palmo a palmo. La vedevo addirittura così come Plinio la descriveva, nitida, lucente, piena di allegria, con il mare che si infrangeva ai suoi piedi, le sue terrazze, la torre verso il Tirreno con un triclinio posto al terzo piano dove si poteva cenare alla luce del tramonto quando sul mare le vele si gonfiavano al vento. Ma soprattutto conoscevo ed amavo uno dei suoi elementi, il più affascinante di tutti: il lungo criptoportico, (nome che non indica, come molti credono, una galleria sotterranea, ma semplicemente un portico murato), quel criptoportico che una serie continua di finestroni apriva verso il mare. Davanti ad esso, un po’ alto sulla spiaggia, c'era un terrazzo profumato di viole che, ombreggiato la mattina, offriva un meraviglioso luogo dove passeggiare, mentre alla sera si poteva sostare nell'ombrosa pergola che, alle sue spalle, costeggiava il giardino.
Il Laurentinum lo avevo sempre visto così, come una casa esistente, quasi mia: non riuscivo a immaginarmelo in rovina. Perciò quando nella foresta tra i cespugli ed i rovi vidi i mucchi di macerie strette nelle radici degli alberi, i crolli e le grandi buche che si aprivano nel terreno e lasciavano vedere le sostruzioni dell'edificio nelle quali il mare si era aperto una strada irrompendovi e facendo crollare tutto il fronte più meridionale dell'edificio, mi sentii stringere il cuore. Ma a maggior ragione desideravo far qualcosa per salvare la famosa villa dalla totale distruzione. Prima di tutto, però, bisognava provare in modo incontrovertibile che si trattava proprio del Laurentinum. Perciò cominciai a studiare il terreno con l'epistolario di Plinio il Giovane in mano. Passavo le mie giornate in mezzo alle vipere, ai cinghiali e, quel che ancor peggio, ai tafani e studiavo i mucchi di macerie, cercando di vedere se i luoghi e soprattutto gli orientamenti corrispondevano a quelli descritti nella famosa lettera. Quello che in mezzo a quella rovina attirava più di tutto la mia attenzione era una valletta lunga e stretta che aveva l'esatto orientamento del criptoportico di Plinio. C'erano comunque altri elementi che sembravano indicare che mi trovavo nel posto giusto. Quando fui sicura del fatto mio, feci un rilievo del terreno, scattai un certo numero di foto e, in una conferenza tenuta all'Accademia dei Lincei, diedi l'annuncio dell'identificazione.
La Soprintendenza di Ostia mise a mia disposizione due operai e la prima cosa che feci, anche su consiglio del Prof. Colini, fu quella di praticare un saggio nella valletta lunga e stretta. Se dalla parte del mare avessi trovato i davanzali delle finestre descritte da Plinio avrei saputo di aver vinto. Non dimenticherò mai quel momento: non volevo sperarci per non restar troppo disillusa, ma quando apparve il primo davanzale, la rovina scomparve ed il Laurentinum tornò per me ad essere così come lo descriveva Plinio il Giovane: nuovo, bianco, bellissimo. Vedevo persino il mare, ormai ritiratosi e lontano di almeno mezzo chilometro, come se fosse ancora li a lambire la sabbia ed a riluccicare attraverso le finestre.
Una bella storia, vero? Ma è soltanto nelle favole e nei film di quando ero giovane che esiste il lieto fine. Tutto andava bene; la storia dell'edificio dalla posa della sua prima pietra alla sua triste fine si andava dipanando. Era un scoperta importante e, quando il Presidente Cossiga, appena eletto, arrivò a Castel Porziano, venne allo scavo. Stavo chiudendolo e non mi aspettavo la sua graditissima visita. Gli feci vedere tutto e passammo una piacevole oretta assieme. Essendo un uomo molto colto si interessava alla cosa. Anche egli la ritenne una scoperta importante e mi chiese perché non continuavo col lavoro. Gli dissi che non dipendeva da me, ma dalla solita, imperitura mancanza di soldi ed egli promise di interessarsene. Seppi poi che i fondi erano arrivati, ma qualcuno al Ministero si dimenticò di assegnarne una parte al Laurentinum. Cossiga aveva già abbastanza grane come Presidente perché pensassi di ricorrere a lui e dargli altre noie. Così la foresta ebbe di nuovo il sopravvento e la storia finì come finiscono tante cose in questa nostra povera Italia.

Bibliografia
1. E. SALZA PRINA RICOTTI – La villa laurentina di Plinio il Giovane: un’ennesima ricostruzione in Lunario romano 1983, Rome, December 1982, pp. 229-251.
2. E. SALZA PRINA RICOTTI, La c.d. Villa Magna: il Laurentinum di Plinio il Giovane in Atti Acc. Naz. dei Lincei, Anno CCCLXXXI, 1984, Serie ottava, Vol. XXXIX, fasc. 7-12 (July-December 1984),pp.339-358.
3. E. SALZA PRINA RICOTTI, La Villa Magna a Grotte di Piastra in Castelporziano I, Iª Campagna di scavo e di restauro 1984, in Castelporziano 1, Rome 1985, pp. 53-66.

Immagini allegate


Fig. 1


Fig. 2


Fig. 3

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