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di Eugenia Salza Prina Ricotti
Le due Terme
Da quando cominciarono i primi studi su Villa Adriana parecchio tempo passò prima che qualcheduno riuscisse a spiegare come mai Adriano avesse costruito due grandi impianti Termali l’uno accanto all’altro. Le Terme erano molto importanti per gli antichi Romani e molte furono costruite non soltanto dagli imperatori , ma anche da privati che così investivano i loro capitali e facevano pagare n biglietto ai loro clienti. A Roma ce ne erano moltissime ma non stavano certo aggruppate le une contro le altre. Ce ne era un po’ dappertutto nella città. Era per questa ragione che le due grandi terme poste adiacenti l’una all’altra proprio nel centro di Villa Adriana risvegliarono l’interesse di molti studiosi ognuno dei quali cercò di spiegarsele e offrì la sua soluzione al problema. Purtroppo nessuno di loro ci capì niente.
Tra le altre proposte spiccò per originalità quella di Agostino Penna (1830) che nel suo “Viaggio Pittorico di Villa Adriana” suggerì che una di loro e per l’esattezza le Grandi Terme fossero i bagni freddi e le Piccole i bagni caldi. Purtroppo Penna non sembrò realizzare che (anche se non finiti nelle Grandi Terme) tutte e due gli impianti avevano i loro Praefurnia, Tepidaria r Calidaria. Inoltre stabilimenti di bagni freddi non erano mai esistiti nelle terme dove se proprio uno voleva, dopo il lungo percorso nella zona riscaldata, poteva tuffarsi nell’acqua gelida di una delle vasche de Frigidario, ma erano pochi quelli che indulgevano a questo spartano costume.
Nel ventesimo secolo il problema attrasse altri studiosi tracci Nispi Landi e Kāhler che pensarono le Piccole Terme fossero quelle femminili e le Grandi quelle maschili. Ci furono poi altre idee: bagni per l’estate e bagni per l’inverno; bagni per quando c’era molta gente e bagni per quando ce n’era poca e così via. Aurigemma e Lanciani riportarono tutte queste ipotesi senza approvarne nessuna il che fu molto giusto, ma in compenso non trovarono nessuna spiegazione valida.
Così il tempo passò e ancora nel 1970 nessuno era riuscito a spiegare come mai Adriano avesse costruito due grandi impianti termali adiacenti. Per fortuna a quel momento si ripulì tutta la parte de Grande Vestibolo che si insinuava tra di loro e nello stesso tempo chi scrive studiava la funzionalità delle varie parti di Villa Adriana basandosi sui percorsi che ad esse portavano. In questo caso la soluzione fu offerta dall’ indagine di sia della parte alta del Grande Vestibolo che dei suoi sotterranei che, nel frattempo, essa avevatutti e due accuratamente studiati e rilevati. Per esaminare la parte sotterranea essa entrò nelle gallerie sotto il monumentale ingresso seguendo la strada che costeggiava le Cento Camerelle, il luogo dove la maggior parte dei servitori e della mano d’opera necessaria al funzionamento ed alla manutenzione del complesso viveva. Nelle gallerie furono subito individuate le scalette che portavano ai prefurni sia delle Piccole che delle Grandi Terme, gli impianti di riscaldamento il cui funzionamento veniva affidato all’infima classe degli schiavi e questo contribuiva a classificare i sotterranei come un’area servile. Oltre queste uscite alla superficie c’era poi in fondo a questi sotterranei uno scalone che emergeva in un grande cortile circondato da muri oggi ridotti ad una quarantina di centimetri di altezza. Sul suo lato sud si apriva una porta che conduceva nella Palestra delle Grandi Terme, mentre sul lato est una larga galleria connetteva il cortile con la Cosiddetta Caserma dei Vigili, alloggio dei servitori di un certo livello e addetti all’imperatore.
Lo scalone, la galleria e il cortile a cui essi conducevano erano l’unica possibilità di entrare nelle Grandi Terme. Esse erano quindi riservate alla classe servile, ai soldati accasermati nell’area della Palestra che qui potevano arrivare sia seguendo la vis delle Cento Camerelle, sia provenendo dalla via carrabile e, usciti da sotto alla Piazza d’Oro, raggiungendo la galleria est.
Era ormai evidente che le Grandi Terme con i suoi economici pavimenti di mosaico bianco, gli stessi normalmente usati nei servizi e nelle cucine delle case dell’antica Roma, erano le terme della classe inferiore. Grandi, è vero, e questo aveva condotto in errore molti studiosi i quali, non si sa perché, pensavano che tutto quello che era grande doveva esser riservato all’imperatore, mentre le dimensioni dell’impianto termale erano dovute al fatto che esse erano state progettate per duemila e più persone e anche allora, come si fa anche oggi, in un progetto si calcolavano X metri quadri per ogni utente.
Risolto il problema delle Grandi Terme restava quello delle Piccole e la domanda su coloro a cui esse erano destinate, ma anche questo veniva presto risolto seguendiìo il sistema di individuare le vie per raggiungerle. Queste si svolgevano all’aperto circondati da profumate aiole. Ad esse la gente arrivava dal Pecile o dai giardini del Grande Vestibolo. o, ancora dagli alloggi per ospiti del Grande Canopo. Non si trattava di molta gente: 200 o poco più e lì trovavano più spazio e lusso. Nelle Piccole Terme niente mosaico bianco sui pavimenti: qui si camminava sui più belli tra gli opus sectile di Villa Adriana e marmi preziosi foderavano le pareti. Qui si poteva sudare da soli in uno dei 7 Tepidaria dell’impianto termale, mentre nelle Grandi Terme la gente si sarebbe affollata nei tre grani tepidari che una volta finiti sarebbero stati messi a disposizione del pubblico.
Così il mistero delle due terme adiacenti era stato risolto: uno per i servitori e l’altro per i loro padroni. Resta adesso un solo mistero da chiarire: come mai tra tanti archeologi che per i loro studi avrebbero dovuto esser istruiti ad osservare e valutare pavimenti e marmi e da questi trarre le dovute deduzioni nessuno si soffermò sul lusso sfolgorante delle Piccole Terme o notò come povere e dozzinali fossero le rifiniture delle Grandi Terme? E come mai lasciarono passare tanto tempo mentre proponevano ipotesi inaccettabili?
Bibliografia
- E. SALZA PRINA RICOTTI - Villa Adriana: il sogno di un imperatore, L’Erma di Bretschneider, Rome, 2001.
- E. SALZA PRINA RICOTTI - Criptoportici e gallerie sotterranee di Villa Adriana in Melanges de l'École Française de Rome, 14, Rome 1973, pp. 237-294, figg; 4-7, Tavv. I-XII.
- E. SALZA PRINA RICOTTI - Lavacra pro sexibus separavit in Rendiconti della Pontificia Romana Accademia di Archeologia, Vol.LXIV, 1993-1994, pp.77 - 110., Vol.LXIV, 1993-1994, pp.77 - 110.
- E. SALZA PRINA RICOTTI - Villa Adriana nei suoi limiti e nella sua funzionalitá in Mem. Pont. Acc. Rom. di Arch., Vol. XIV, Rome 1982, pp. 25-55, Plates. I-IX
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