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Plotina : un'imperatrice (divulgazione scientifica)

di Egenia Salza Prina Ricotti

PLOTINA
Plotina fece il suo ingresso nella storia il giorno in cui, a fianco del marito, entrò nel palazzo imperiale. Ce la descrive Cassio Dione. La possiamo quasi vedere mentre diritta e composta sale i gradini davanti alla porta di quella che da allora in poi fu la sua dimora. Prima però di varcare la soglia, si fermò, si voltò e, guardando negli occhi quelli che adesso erano i loro sudditi, disse calmamente una sola breve bellissima frase: "Io entro in questo palazzo come la donna che voglio ancora essere quando lo lascerò." Valeva più di un lungo discorso. In quella frase c’era tutta lei: tutta la donna che fu imperatrice dalla fine del 97 all’8 Agosto del 117 d.C .
Plotina nacque da L. Pompeo ed era una donna colta, intelligente, ma allo stesso tempo modesta. Nel suo ritratto, una semplice testa scolpita in marmo ed oggi conservata nei musei capitolini, vediamo una donna dal viso leggermente allungato, carattere che viene ulteriormente accentuato da una pettinatura alta e stretta. Non dico che i ritratti delle imperatrici le rappresentino in momenti di ilarità, ma, indipendentemente di quale sia poi stata la loro effettiva storia – e molte furono assai tragiche - esse ci mostrano visi quasi sempre sereni. Il viso di Plotina è invece velato di tristezza. Il capo leggermente inclinato verso destra, le labbra i cui angoli sono lievemente piegati verso il basso e, soprattutto; le due profonde rughe verticali che partono dalla base del naso, le danno una aria mesta e meditabonda. È chiaro che, visto che se la portava appresso pure per un ritratto ufficiale, qualche ragione di tristezza doveva pur averla.
Quale? Gli storici non lo dicono e sarebbe del resto stato difficile che una donna così riservata diffondesse in giro i fatti suoi. Esaminando però la sua storia qualche supposizione la possiamo pure avanzare. Plotina venne sposata a Traiano, giovane militare di belle speranze, che ella seguì poi in tutta la vita ed a cui era accanto pure in quel triste giorno in cui Traiano, parzialmente paralizzato ed idropico, morì in Cilicia, a Selino, città poi chiamata Traianopoli da Adriano. Erano passati 19 anni, 6 mesi e 15 giorni da quando, mentre seguiva il marito che aveva assunto il supremo potere, Plotina si era voltata al popolo per pronunciare la sua dichiarazione, ed ora riportava a Roma le ceneri di Traiano, rinchiuse in un’urna d’oro, e le deponeva nella base della colonna traianea.
Più di trenta anni di matrimonio, perciò, e venti da imperatrice, anni in cui essa fu una perfetta moglie e compagna. Anni felici? Non saprei. Traiano e Plotina non ebbero mai figli. ma questo non vorrebbe ancora dire niente: ci sono tante coppie che non ne hanno. C’è invece qualcosa che può svegliare i sospetti di chi legga la storia di quel periodo. Scrive Cassio Dione
".......Io naturalmente so che gli (a Traiano) piacevano i ragazzi e che era dedito al bere, ma non esiste nessun fatto che possa indicare che abbia dato scandalo per questo: beveva infatti tutto il vino che gli piaceva senza ubriacarsi e nelle sue relazioni con i ragazzi non danneggiò mai nessuno di loro......".
Commendevole dal punto di vista dei ragazzi. Certo meno da quello di Plotina.
Anche Elio Sparziano parla del vizietto di Traiano e da lui sappiamo che l’imperatore manteneva un piccolo harem di giovanetti che faceva sorvegliare da ben scelti pedagoghi. Ora bisognerebbe capire perché si parlò sempre molto dell’omosessualità di Adriano e tutti diedero per scontato che, dati i rapporti che intercorrevano tra lui e Sabina, sarebbe stato molto difficile per loro avere figli. Chissà perché nessuno si è mai occupato dell’omosessualità di Traiano e del fatto che neanche lui si fosse distinto nel produrre numerosa prole. Possiamo proprio escludere a priori che questi fatti non fossero alla base delle due profonde rughe nel ritratto dell’imperatrice? La storia si sa è sempre piena di questioni del genere.
È probabile, però, che il desiderio di maternità che certamente Plotina doveva provare, venisse colmato quando, alla morte del padre, Adriano, decenne, venne affidato alla tutela del cugino Traiano. Probabilmente fu un ragazzino spaesato che arrivò a lei, lontano dalla sua Italica, lontano dai suoi parenti spagnoli, un bambino che parlava un latino smozzicato, un bambino che aveva bisogno di un appoggio ed essa glie lo diede. Questo creò fra i due un legame fortissimo che durò tutta la vita. Plotina gli fece da madre, lo protesse e fu anche lei che lo preparò per l’impero.
Fu sempre Plotina che, pur sapendo che non avrebbe mai funzionato, gli fece sposare Sabina, la figlia di Matidia, sorella di Traiano. Traiano che probabilmente avrebbe preferito vedere la nipote sposata con un vero marito, si opponeva, ma fu Plotina, che, per quanto dolce e modesta fosse, doveva avere una carattere ben forte, quella che la ebbe vinta. Sapeva che ad Adriano occorreva una moglie collegata a Traiano e sapeva che, anche se Adriano di una moglie in quanto tale non sapeva proprio che farsene, essa come consorte imperiale gli era indispensabile. Era molto importante tenere alto quello che i Romani chiamavano honor matrimonii, ed era essenziale che al fianco del suo protetto ci fosse un'imperatrice che l'aiutasse a dare al popolo - ingenuo ! - l'immagine della coppia perfetta.
Infine si è sempre sospettato che fu Plotina a fare di Adriano un imperatore. Infatti, Traiano stava morendo in Cilicia e Adriano non era ancora stato adottato. Si dice pure, che Traiano non lo avrebbe mai fatto. Si sussurrava perciò che, dopo la morte del marito spirato senza designare chi dovesse prendere il suo posto, la moglie, Plotina, tenne nascosto il decesso e creò il nuovo imperatore con il complice aiuto di Attiano, l'altro tutore di Adriano. Questi, avvoltosi in pesanti coperte nel buio della camera del defunto imperatore, si spacciò per lui e, parlando con voce fievole e rotta, affermò di prendere Adriano come figlio e successore. Certo é che le lettere con le quali Traiano comunicava al Senato questi fatti non furono firmate da lui, ma da Plotina, cosa molto irregolare e soprattutto cosa che essa non aveva mai fatto prima.
Dione ad un certo punto insinuò pure che tutto questo Plotina lo avesse fatto perché era innamorata di Adriano, ma basta dare un’occhiata al suo ritratto e alla storia della sua vita per capire che lei non era quel tipo di donna. Il viso di Plotina ci dice che si trattava di una madre deprivata delle maternità che aveva adottato quel ragazzo con tutto il suo cuore.
Plotina morì nel 122 o 123 d.C. e Adriano ne fu molto addolorato. Ad essa tributò tutti gli onori dovuti ad una madre. Portò per lei il lutto vestendosi per nove giorni con vesti nere, costruì un tempio alla sua memoria e compose inni in suo onore, ma, probabilmente, quello che è più importante, portò sempre nel suo cuore l’immagine di quella donna da viso stretto e dalle due profonde rughe alla base del naso.


Bibliografia
Presa da un mio articolo su Archeo
E. SALZA PRINA RICOTTI, Plotina in Archeo 2002