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Le Ville di Silin

di Eugenia Salza Prina Ricotti

LE VILLE DI SILIN
Le ville di Silin sono una parte delle residenze marittime che vennero costruite sulla costa dai ricchi mercanti e armatori della città di Leptis. All’inizio del secondo secolo dopo Cristo i governanti romani, pensando di migliorare il porto di Leptis, riuscirono soltanto a insabbiarlo tutto. Perciò i Leptitani furono costretti ad abbandonarlo e lasciando la loro città, cominciarono ad esaminare la costa in cerca di approdi validi. Secondo il costume fenicio cercavano posti dove le loro navi potessero sempre stare a ridosso dal vento e, dato che la costa era dotata da alti promontori rocciosi con ai loro due lati “marse” (parola araba per spiagge o arenili in riva al mare) questo era il luogo ideale per impiantarvi i loro commerci. Il mare era basso, ma dato che anche a pieno carico le loro navi onerarie non avrebbero mai potuto pescare di 1m o al massimo 1,50 m per le navi più grandi questo non era certo un problema
Io lo sapevo bene perché quelle navi – alcune delle quali sono adesso in mostra nel museo navale posto vicino a Fiumicino – erano molto simili alle grandi “muciare” delle tonnare (anche se un po’ più piccole di queste) e, come facevano tutti i tonnaroti, per i loro approdi si usavano le “marse”. Qui durante la campagna di pesca le “muciare” arrivavano tranquillamente a riva e scaricavano i tonni pescati nella mattanza. Poi durante l’inverno esse venivano alate per porle al coperto in attesa della nuova stagione, e questo era esattamente quello che facevano gli armatori leptitani con le loro flotte.
Dopo aver abbandonato Leptis i ricchi padroni delle flotte mercantili che possedevano anche grandi latifondi in prossimità della costa trovarono lì quello che cercavano: così lì crearono i loro approdi dominati dalle lussuose residenze che si erano costruite sugli alti promontori. Per quindici miglia ai due lati di Leptis, ogni “marsa” ebbe il suo approdo e ogni promontorio la sua villa e di queste ne studiai due chiamandole col nome del posto le ville di Silin.

1 VILLA DELL’ODEON MARITTIMO
La prima fu quella che io chiamai dell’Odeon Marittimo che rilevai e di cui tracciai la pianta. Era un’ampia e lussuosa residenza con sul retro una vasta area in cui non c’erano tracce di muratura. Qui c’era probabilmente il giardino, del resto nelle vicinanze della costa i giardini venivano sempre piazzati dietro il fabbricato per proteggerli dal vento salino del mare. Nel periodo di vita della villa dell’Odeon Marittimo quest’area doveva costituire una zona verde fresca, ombreggiata da ulivi, palme da datteri e pergole coperte da vigne e, probabilmente, vi erano anche cespugli fioriti. Comunque la parte più interessante e coinvolgente di questa villa era la sua sistemazione a mare, dove nessuna vegetazione riusciva a sopravvivere. Qui vi era quello che possiamo realmente chiamare un “giardino di pietra”, un luogo dove svolgere la propria la vita all’aperto e per le rilassanti passeggiate serali.
Esso era costituito da un piccolo teatrino tagliato nella roccia e fiancheggiato da due lunghe gradinate, un insieme rivolto ad un ammasso di rocce ormai erose dal vento e dai marosi che forse, una volta, avevano costituito un drammatico sfondo contro l’azzurro Mediterraneo.
A nord, nella parte anteriore, un lungo portico con dietro un criptoportico formavano la facciata della villa ed offrivano ai suoi proprietari un posto dove durante il giorno passeggiare al soffio della fresca brezza del nord o, nei giorni caldi, la possibilità di fare del moto nella scura galleria mentre il portico proteggeva dai fiammeggianti raggi del sole africano le sue mura.
La protezione dal calore era poi effettuata da un interessante sistema di condizionamento dell’aria che si riscontra in tutte queste ville ed è più evidente nella Villa dell’Odeon Marittimo perché, mentre in tutte le altre, dato il sistema di costruirle direttamente sul precipizio della cava necessaria per ricavare la pietra ad esse necessaria, questa residenza è l’unica in cui tutta la sua facciata e la sua struttura si è salvata.
Comunque come in tutti i tempi antichi per preservare le giuste temperature si teneva molto conto dell’orientamento e dato che queste residenze avevano anche la fortuna di avere a nord non solo la facciata ma anche la vista più spettacolare non ci si poteva proprio lamentare. Ovviamente la cosa più importante per non morire dal caldo nelle dimore africane era quella di proteggere le mura dell’edificio dai raggi del sole, ed era per questo che quasi sempre davanti ad esso si aveva un portico e dietro ad esso un criptoportico con finestre aperte verso il vento del mare, Un altro criptoportico senza finestre si ripeteva poi al sud per meglio proteggere gli ambienti centrali destinati agli abitatori della villa, una lunga fila di stanze. Il criptoportico sud non era comunque lasciato al buio e senza aria, solo che luce e ventilazione le riceveva sempre dal nord mediante finestre che con un controsoffitto passavano sempre a nord ed in facciata, mantenendo fresco anche questo ambiente e proteggendo al massimo le camere in cui la gente viveva.
Ovviamente la villa aveva le sue terme che si trovano sempre sul promontorio, ma ad est. Il resto della villa è stato poi distrutto da un uadi che in una delle sue violente discese ha trascinato tutto con sé.

2 - LA VILLA DEL PICCOLO CIRCO
La seconda villa era quella vicina alla prima e fu da me chiamata la “villa del Piccolo Circo”. Essa si alzava su un alto promontorio posto due chilometri ad Est di quella dell’Odeon Marittimo e dominava due lunghe e curve spiagge poste ai suoi due lati. Quella che una volta fu un imponente residenza si allungava per 300 m sul fronte mare. Alle sue spalle un’area priva di resti di muratura era probabilmente occupata da un’area verde in cui crescevano cespugli ornamentali e alti alberi, quasi sicuramente palme da datteri, mentre nella parte est della villa, in un peristilio quadrato dove erano presenti rovine di una vasca necessaria per l’irrigazione, vi doveva essere un giardino e sempre a giardino doveva essere coltivato il vicino cortile.
Comunque il giardino più interessante della villa era quello collocato nell’estrema e più alta parte ovest del fabbricato. Qui un lungo e stretto recinto a forma di circo occupava un’area lunga 85 m e larga 15. Due mura circondavano il suo spazio e al centro si esso si vedevano i resti di un aiola lunga 60 m e larga 6 fatta a forma della “spina” di un circo. Due bacini d’acqua semicircolari, stavano posti là dove in un circo c’erano le “metae”, mentre un bacino rettangolare divideva la “spina” in due parti di diversa lunghezza. Vista da un triclinio posto all’ultimo piano di una torre che dominava il punto più ad ovest della villa, si aveva l’illusione che il giardino fosse molto più lungo di quello che in realtà era e che lo spazio in cima la promontorio avrebbe permesso che fosse.
Giardini di questo tipo esistettero nell’impero romano e la lista include quelli del tipo dell?Ippodromo nella villa toscana di Plinio il Giovane; lo stadio della domus Palatina di Domiziano; l’altro che egli ebbe nella sua residenza suburbana della Villa Albana ei il cosiddetto Stadio della Villa Adriana.
La villa poi aveva grandi terme poste proprio al termine est del giardino del Piccolo Circo. In un ambiente, forse un frigidario il quale, dato che dove vi erano ipocausti tutto era crollato, conservava il suo pavimento di mosaico un po’ tardo ma in buone condizioni.
Comunque dopo una facciata rovinata e i vari cortili di cui prima abbiamo parlato, la villa continuava verso est e lì ci sarebbe stato molto da scavare in quanto dal suolo emergeva l’imposta di un arco. Probabilmente lì si sarebbero potuto trovare altri mosaici.