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Piscine antiche e loro proprietari

di Egenia Salza Prina Ricotti

Le piscine e pesci in esse allevati

Stranamente le prime piscine furono create da proprietari terrieri i quali, vivendo nell'entroterra,e lontano dal mare volevano dimostrare che le loro mense campagnole non avevano niente da invidiare a quelle delle ricche dimore del litorale, e quindi che anch'essi erano in grado di offrire del buon pesce. Così costruirono grandi bacini pieni d'acqua dolce e sfruttarono persino i vicini laghi dove fecero acclimatare spigole e orate. Ovviamente l'acqua dolce ed i diversi pascoli produssero pesci di qualità più scadente che furono disprezzati dai buongustai e non c'è da stupirsi se, a partire dagli inizi del I sec. a.C., con l'idea di aver sempre ottimo pesce fresco a disposizione tutto il litorale fu costellato da piscine lussuosissime, quelle dei piscinari amici di Cicerone.
Probabilmente all'inizio esse ebbero uno scopo utilitario, ma ben presto divennero qualcosa da sfoggiare tanto che non solo non si vendevano i pesci prodotti in esse, ma addirittura non si usava neanche farseli servire a tavola. Sta di fatto che in questi piscinarii si era venuta a formare una strana mentalità che considerava le piscine non come impianti utilitari ma come oggetti di lusso e simboli di un elevato stato sociale quindi molti dei loro proprietari non avrebbero mai consentito di consumare uno dei propri pesci. Scrive Varrone :

Nonostante che il mio amico Quinto Ortensio abbia magnifiche piscine costruite presso Bauli, io fui suo ospite abbastanza a lungo per sapere che poi lui mandava a comprare il suo pesce al mercato di Pozzuoli. E non bastava neanche ad Ortensio di non mangiare pesce delle sue piscine, che invece era lui che dava da mangiare ai pesci con le sue stesse mani…

Si arrivò al punto che la morte di un’amatissima triglia o di un'adorata murena faceva spesso finire in gramaglie gli infelici proprietari .
I piscinari comunque avevano soldi da sprecare per cui vi furono piscine bellissime. Abbiamo così quelle spettacolari di Ponza ricavate nelle grotte dell'isola, splendide piscine loculate, la più importante delle quali era collegata ad una grande villa posta sul promontorio nella quale essa s’incavava, e ad essa i proprietari scendevano mediante gallerie, sentieri e scalette esterne. Nella piscina in questione vi era un bell'allevamento di murene e possiamo ancora individuare la vasca di questi pesci in quanto - poiché, come riporta Plinio, si credeva le murene venissero fecondate da un serpente e che la loro unione avvenisse soltanto una volta l'anno, e alla luce di una certa stella – nella parete della grotta si era tagliata una finestra in modo da guidare i suoi raggi sulle fauste nozze.
Non ci si limitava soltanto a questo, e le piscine si trasformavano in luoghi estremamente sontuosi come lo splendido ninfeo di Sperlonga, animato da una folla di statue vivacemente colorate. Infatti, anche se oggi queste statue le vediamo bianche che più bianche non si può esse erano dipinte e ne è testimone anche la dottoressa Fabbrini che vide scavare la testa di Ulisse con lo scucuzzetto dipinto in blu, i capelli rossicci e gli occhi castani. Non crediate che la pittura non fosse importante. Oggi la si può facilmente ricreare con il computer ed è quello che ho fatto. Devo riconoscere che è stata per me una vera sorpresa vedere come il colore trasformasse quel viso oggi così olimpico e calmo. Una volta colorato esso mostrava l'orrore invincibile dell'eroe mentre si apprestava a reggere la testa del mostro. Ancor più interessante è il fatto che, pochi anni fa, un turista tedesco si presentò al museo con in mano un piccolo pezzo del mantello di Ulisse da lui trovato sulla spiaggia. Il frammento di marmo ancora tinto in rosso fu rimesso al suo posto sulla scultura Come avrà potuto quel pezzetto trascinato, sbattuto dalle onde e strofinato sulla sabbia a conservare quel colore che le altre sculture hanno perso?


Bibliografia

- E. SALZA PRINA RICOTTI – L'importanza del pesce nella vita, nel costume e nell'industria del mondo antico in Rendiconti Pontificia Accademia di Archeologia Vol. LXXI, 1998-1999 pp.111-165