di Eugenia Salza Prina Ricotti
Tecnica e manutenzione delle piscine nell'anichità
Ma passiamo adesso alla parte tecnica delle piscine. Sappiamo come andavano fatte da Columella che tra gli autori dei de re rustica è quello che più si occupò delle piscine. Egli prima criticava la frenesia di possederne una, concedendo che si potessero costruirne soltanto quando si doveva sfruttare proprietà costiere molto sterili. Poi passava a descrivere le piscine elencando quali si convenivano ai vari generi di costa: quelle create sui lidi piani e limacciosi , quelle sulle spiagge arenose e quelle scavate nella roccia . Nelle prime si allevavano pesci piatti come le sogliole, rombi e passere più molti tipi di bivalvi quali le ostriche, i cannolicchi, le vongole e gli spondili. Vi erano poi quelle situate sulle spiagge sabbiose che, pur prestandosi anche all'allevamento di pesci piatti (ma non però a quello dei molluschi), erano ottime per i pesci di fondo come le orate, i dentici e le ombrine. Infine c'erano, bellissime, quelle delle coste rocciose, fossero esse cavate nella roccia o create dentro le grotte che si aprivano negli scoscesi promontori; queste erano le migliori tra tutte e qui si allevavano i pesci da tana come i tordi, le murene e cernie.
Columella poi passa alle regole per mantenere bene tali impianti. Dovunque e comunque esse fossero fatte bisognava provvedere a due cose principali: il periodico ricambio dell'acqua che si impoveriva di ossigeno e la creazione di luoghi dove i pesci potessero rifugiarsi per difendersi dal sole (Aestivatio). Era inoltre buona regola immettere nei bacini acqua dolce (Aquatio), dato che la commistione di questa con l'acqua salata migliorava la vita e la qualità del pesce.
Osserviamo adesso la piscina adatta per coste basse e fangose. Qui i bacini, profondi 60 cm, si spingevano nel mare oltre il bagnasciuga ; il ricambio dell'acqua avveniva quando la marea salendo le ricopriva. Bisognava però impedire che a quel momento i pesci ne uscissero fuori: perciò si ponevano reti fissate ad una serie di alti paletti infissi sui margini della piscina (fig. 2) . Inoltre, per impedire che le tempeste le distruggessero o le riempissero d’alghe, le si faceva proteggere da moli che, forniti di varchi a forma di meato, lasciassero scorrere l'acqua, ma bloccassero le onde (fig. 2, A) . Probabilmente nella muratura di questi moli erano infisse grosse canalizzazioni che li attraversavano da parte a parte, e smorzavano la furia dei marosi, senza però bloccarne il flusso.
Per le altre piscine, quelle nelle quali dati i tipi di pesci in esse allevati si aveva bisogno di più profondità (2,10 m), e che, non spingendosi nel mare, non potevano venire sommerse dalle maree, il ricambio avveniva mediante canali che immettevano in esse l'acqua fresca della marea e cacciavano via quella vecchia ed impoverita d’ossigeno Columella consigliava di creare due canali ponendoli alle due estremità della piscina: una per l'ingresso dell'acqua fresca e l'altro per dare un'uscita a quella vecchia che veniva spinta via. Avere uno o due canali non doveva però essere molto importante dato che nella splendida piscina di Sperlonga (fig. 3, A) ce n'era uno solo.
Questi canali venivano sistemati in modi diversi secondo la posizione della piscina sul livello del mare. Quando il livello del terreno nel quale si era costruita la piscina era più alto del livello del mare, vedi il caso di quella di Sabaudia, i canali entravano direttamente sul suo fondo e dal punto di vista del ricambio dell'acqua questa era la situazione migliore (figg. 4 e 5) . Invece quando il terreno in cui era stato scavato il bacino si trovava a livello col mare i canali dovevano arrivare nella sua parte alta (fig. 6) .
In ambo i casi l'ingresso dei canali era protetto da diaframmi costituiti da lastre di bronzo bucherellate, che lasciavano entrare l'acqua ma impedivano la fuga dei pesci (fig. 7). Diaframmi simili venivano poi inseriti tra le diverse vasche in cui era frazionata la piscina in modo che la corrente d’acqua fresca restasse libera di circolare in ogni sua frazione, mentre ogni tipo di pesce restava separato dagli altri.
Columella poi si dilunga su come alimentare i pesci che evidentemente non erano liberi di cercare da sé il loro cibo e che, se non si fosse dato loro da mangiare, si sarebbero ridotti male e si sarebbero deprezzati. Nelle piscine dei pesci piatti non si aveva bisogno di spendere molto, ma il mantenimento dei pesci nelle belle piscine cavate nelle rocce era carissimo. I loro proprietari erano obbligati a mantenere flotte di pescatori, in quanto i pesci in essi allevati non ammettevano altro cibo che una ricca dieta di gamberetti e pesciolini, (e Columella si raccomandava che fosse tutta roba fresca e appena pescata). Soltanto in caso di cattivo tempo e in mancanza di pesce fresco si poteva offrire bocconi di pane bigio, frutta di stagione tagliata a pezzi in modo che i poveretti non dovessero fare la fatica di morderla e un dessert di fichi secchi: anzi Columella si raccomandava di non far mai mancar loro quest'ultima delicatezza.
Bibliografia
- E. SALZA PRINA RICOTTI – L'importanza del pesce nella vita, nel costume e nell'industria del mondo antico in Rendiconti Pontificia Accademia di Archeologia Vol. LXXI, 1998-1999 pp.111-165