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di Eugenia Salza Prina Ricotti
TRICLINI COMUNI E FORME SPECIALI DI TRICLINI – A Roma, a parte i triclini delle osterie e quelli collegati ai riti sacri, vi erano ovviamente i triclini della gente normale, da quelli piú modesti a quelli lussuosi dei ricchi privati. All'interno delle case delle città campane, restate quasi intatte, le grandi sale da pranzo dei patrizi e le piccole salette dove cenava la gente modesta sono così ben conservati che a volte si ha quasi l'impressione di vedervi muovere i loro antichi inquilini.
Anche quando non esistono letti in muratura, i triclini si riconoscono dalle altre camere delle case romane per i loro caratteri e la loro decorazione. Generalmente sulle loro mura gli affreschi riproducono belle nature morte con grande sfoggio di frutta perfetta e da mostra agricola, volatili ed altri commestibili. Altre volte decorazione era più austera come in un triclinio abbastanza modesto di Pompei interamente occupato da letti in muratura e da una grande tavola che, prendendo tutto lo spazio in mezzo ad essi, indicava una carenza di servizio. Qui, dipinti sulla parete austeramente decorata con riquadri a colori contrastanti, si leggevano severi ammonimenti per avvertire i convitati che non si sarebbe tollerato un loro comportamento scorretto. "Distogli lo sguardo lascivo dalla moglie altrui!" Ordinava perentorio il graffito, "Non abbandonarti al turpiloquio. Comportati educatamente. Evita le liti antipatiche, se puoi; altrimenti vattene e torna a casa tua". Non per niente la casa si chiama Casa del Moralista.
Anche i pavimenti dei triclini sono spesso indicativi della funzione dell'ambiente: infatti in alcuni di essi il disegno del mosaico segna il posto occupato dai letti. Altre volte, ancora, è di quel tipo speciale detto "casa non spazzata". Quest'ultimo era ispirato dal fatto che gli antichi mangiavano con le dita e non avevano piatti, quindi gli avanzi venivano gettati per terra e poi, di tanto in tanto, venivano spazzati dagli schiavi. A causa di questo costume si usava creare mosaici sui quali veniva rappresentato, in trompe l'œil, tutto quello che normalmente si vedeva per terra durante la cena.
Alcuni di questi pavimenti sono bellissimi come quello che si trova oggi ai Musei Vaticani o quello di Aquileia con i grandi pesci dei quali sono rimaste soltanto le lische e la testa. A volte in essi si può addirittura leggere tutto il menu di una cena romana: ci sono i resti di quella lattuga che si usava offrire come antipasto, un'insalata che, secondo gli antichi, aveva il vizio di spegnere gli ardori amorosi e che per questo veniva accompagnata da abbondanti razioni di afrodisiaca ruchetta. Accanto si vedono gusci di ricci di mare spaccati in due e svuotati delle loro gustose uova; conchiglie di ostriche, lumache ed altri pregiati antipasti romani. Vi sono poi, naturalmente, gusci di aragosta, ossa di pollo, teste e lische di triglia, chicchi di uva, ciliegie, noci e cosí via. Tutto quello insomma che veniva normalmente servito in una cena. Nel mosaico è spesso riprodotta pure l'ombra che gli avanzi avrebbero proiettato se fossero stati reali. A questo modo, se qualcosa fosse sfuggito alla scopa degli schiavi che ripulivano il pavimento, nessuno se ne sarebbe mai accorto.
Vi sono poi anche pavimenti intarsiati di marmi colorati: questi erano i più eleganti ed i più costosi e venivano messi in opera nei triclini di lusso nei quali non si vedono mai letti tricliniari in muratura. Nelle case dei ricchi, del resto, questi esistevano soltanto nei giardini. I letti, invece, che venivano apparecchiati nelle ricchissime sale da banchetto erano fatti di legni preziosi e tra essi, per la maggior comodità dei convitati, non si poneva mai la piccola mensa centrale: un qualsiasi sostegno fisso per appoggiare i vassoi, sarebbe stato di impaccio ai commensali che dovevano salire sui letti o scendere da essi.
Vi erano varie forme di triclini e già alla fine della repubblica i patrizi romani avevano i mezzi per farsene costruire e decorare più di uno, scapricciandosi nello scegliere tra le varie forme catalogate da Vitruvio: triclini semplici; esedre; triclini corinzi; triclini egizi e cizigeni. Ma oltre questi esisteva tutta una gamma di sistemazioni speciali destinate ai banchetti dei quali abbiamo notizia attraverso ai resoconti degli scrittori. Si trattava di fantasiose soluzioni che venivano escogitate da padroni ricchissimi, annoiati ed a caccia di novità.
Così una volta Lucullo, il contemporaneo di Cicerone e di Pompeo noto più per il suo lusso sfrenato che per il suo grande talento di stratega e le sue fortunate campagne, si fece costruire un triclinio in una voliera piena di uccelli variopinti e rari cosí che, mentre i suoi ospiti mangiavano uccelli squisiti come pavoni o fagiani, potevano contemporaneamente godere dello splendore degli altri vivi e svolazzanti. Era un'idea stupenda e tutto sarebbe andato bene se non fosse stato che, per belli e rari che fossero gli uccelli, la voliera finiva coll'avere lo stesso odore di un pollaio; un fetore insopportabile che ebbe presto ragione dei banchettanti e Lucullo fu costretto a demolire il suo prezioso triclinio.
Piú fortuna ebbero quei triclini creati in campagna in quei magazzini nei quali si depositava la frutta per l'inverno. Mele e pere, disposte artisticamente tutt'attorno alla sala, erano molto piú decorative delle nature morte affrescate sulle pareti dei normali triclini e per giunta profumavano l'aria. La voga ebbe fortuna e molti che avevano case in campagna vollero cenare in sale del genere, anche se poi, non coltivando piú la terra, non aveva neanche i magazzini in cui riporla. Comunque molti rimisero in ordine i locali rustici da tempo abbandonati o, addirittura ne costruirono di nuovi e li riempirono di frutta che si portavano da Roma dopo averla comprata a caro prezzo al mercato.
Ma queste furono tra le più semplici sistemazioni speciali per i banchetti. Affascinanti ed originali furono invece quelli che ho definito triclini d'acqua o a mensa d'acqua. La loro esistenza era conosciuta perchè Plinio il Giovane, il nipote del grande naturalista latino Plinio il Vecchio, ne aveva uno nella sua villa toscana, ed in una sua lettera ad un amico lo descrive e spiega come funzionasse. Si trattava di un letto tricliniare a pianta curva. Esso era costruito in muratura rivestita di marmo e si trovava sull'orlo di una vasca semicircolare. Sulla parte opposta di tale vasca vi era lo spiazzo per i servitori e dietro ad essi si estendeva un'altra vasca con uno zampillo centrale. In fondo a questa sistemazione si trovava poi un padiglione di marmo bianco nel quale, se si veniva colti dal sonno durante la lunga cena, ci si poteva ritirare a riposare.
In questo triclinio, dopo che i convitati si erano accomodati, i servitori ponevano sull'orlo della vasca i pesanti vassoi e, dopo aver disposte le pietanze tagliate a pezzi in recipienti a forma di uccelli e di barchette, li spingevano a galleggiare sull'acqua davanti ai convitati che si servivano prendendo i pezzi di cibo in essi contenuti. É evidente che questi contenitori dovessero essere di legno ed è molto probabile che fossero stuccati e dipinti in vari colori. Lo spettacolo doveva essere gaio e piacevole e l'idea era senza dubbio elegante ed originale. Tra l'altro, gli avanzi buttati nella vasca, finivano sul suo fondo dove davano meno noia che sul pavimento. Se poi nella vasca vi erano pesci, questi avrebbero rapidamente divorato quei rimasugli e pulito alla perfezione ossa, spine, gusci e conchiglie.
Era evidente che un triclinio sul tipo di quello di Plinio il Giovane non poteva essere un fenomeno isolato: era troppo attraente ed interessante, per non essere imitato. C'era da giurarci che altri ne dovessero esistere e le ricerche ebbero presto successo. Un biclinio, contemporaneo allo stibadio di Plinio e ad esso molto simile, venne localizzato a Pompei: esso si trova nella cosiddetta Casa di Loreio Tiburtino. Lo schema era praticamente identico a quello descritto dallo scrittore latino: le poche differenze esistenti fra i due erano formali più che sostanziali. La più notevole di esse consisteva nel fatto che in uno di essi il letto tricliniare era semicircolare, mentre nell'altro si avevano due letti posti ai lati di una vasca. In tutte e due, però, si cenava all'ombra di una pergola, ed in tutte e due davanti alla vasca esisteva un posto dove gli schiavi che servivano la cena potevano sistemarsi. In tutte e due, poi, un altro specchio di acqua decorativo era posto alle spalle dei servitori. Plinio non descrive questa sua vasca e, a parte il fatto che aveva uno zampillo centrale, non ne sappiamo altro e non ne conosciamo la forma. Nel caso di Loreio Tiburtino si trattava invece di un canale che, per aumentare la lunghezza della terrazza con un effetto ottico, fu tagliato in due parti diseguali da un secondo ponticello. Comunque il fatto essenziale è che in tutte e due questi triclini di acqua dietro ai servitori vi era una vasca, ed in fondo a tutte e due le vasche c'era un padiglione destinato al riposo.
Questo triclinio di Plinio e quello della Casa di Loreio Tiburtino, databili alla fine del primo secolo dopo Cristo, non sono peró i primi. Ne avevo già notato, ad esempio, uno molto piú antico che deve esser stato costruito tra la fine del I sec. a.C. e gli inizi di quello dopo. Si tratta di quello della villa di Sperlonga. Questa localitá posta sulla costa del mare tra Roma e Napoli é bellissima. Un'ampia spiaggia si stende tra due promontori rocciosi ed in quello piú meridionale di essi si apre una grandissima grotta. In epoca romana, probabilmente nella seconda metá del I sec. a.C., forse proprio perchè attirato dalla prospettiva di poter sfruttare lo spettacolare antro, qualche ricco patrizio impiantò una villa marittima presso la grotta e la utilizzò subito costruendovi parte dentro e parte fuori una piscina per allevarvi i pesci.
Nella parte che si trovava sotto la grotta venne creato un bacino perfettamente circolare nel mezzo del quale, su un piedistallo appena emergente dall'acqua, fu posto un colossale gruppo rappresentante Scilla il mostro marino mentre, afferrata nelle sue spire la nave di Ulisse, ne divora i marinai. Oggi di questo gruppo restano soltanto i frammenti in base ai quali è stata fatta una ricostruzione conservata nel museo degli scavi. Si tratta di un magnifico gruppo monumentale di tipo ellenistico, che venne purtroppo distrutto: è probabile che durante i primi tempi del medioevo gli abitanti dei paesi vicini cercassero di far scomparire quelle statue colossali che, rappresentando mostri mitologici, dovevano per essi raffigurare il diavolo.
Sulla sponda del bacino verso l'interno della grotta vi era l'altro colossale gruppo ellenistico collegato sempre col mito di Ulisse. La sua statua centrale, alta circa 5 m metri, rappresentava il gigantesco ciclope Polifemo mentre veniva accecato da Ulisse e dai suoi compagni. Il colosso stava appoggiato ad un basso muretto nel quale due curve irregolari seguivano quelle del braccio e della gamba destra del gigante. All'ora del tramonto le statue, bellissime, venivano magicamente illuminate dai raggi del sole. Forse anche per questo su un isolotto che si trovava quasi sotto l’imboccatura del l’antro era stato costruito un triclinio d'acqua, consistente in un insenatura rettangolare ricavata sulla parte anteriore dell'isolotto e chiusa da una specie di ponticello che serviva da punto di appoggio per coloro che dovevano accudire al servizio. Stava volto verso l'interno della grotta nella migliore posizione possibile per ammirare i gruppi ivi esposti. Infatti la cena romana, che cominciava verso le tre del pomeriggio, raggiungeva il suo culmine proprio al tramonto quando lo spettacolo delle sculture diveniva unico ed indimenticabile ed i convitati ormai sazi potevano goderne completamente.
Fu proprio mentre cenava in questo triclinio che Tiberio corse il pericolo di venir travolto da una storica frana, per la quale l'imboccatura della grotta, posta proprio sulla parte anteriore dell'isolotto, crollò improvvisamente mentre l'imperatore era qui disteso con i suoi più stretti collaboratori.
Per fortuna di Tiberio, la massa di roccia e terriccio si abbattè soltanto soltanto sul ponticello dove stavano i servitori e sullo specchio di acqua ad esso retrostante e soltanto gli schiavi, come precisa Tacito, vennero travolti. Quando il polverone del disastro si diradò tutti poterono vedere che Seiano si era gettato su Tiberio per proteggerlo con il proprio corpo. Secondo Tacito, egli compì l'eroico gesto per calcolo. Secondo me, Seiano doveva invece essere sinceramente attaccato al vecchio imperatore. Nessuno avrebbe avuto il tempo di ragionare in mezzo quella pioggia di massi: qualsiasi atto in quel momento poteva esser dettato soltanto da un impulso irragionevole. Tra l'altro l'idea di poter riparare qualcuno da una frana tale che ha lasciato le sue indelebili tracce sul fianco della montagna non era davvero molto logica.
Bibliografia
preso da un mio dossier su Archeo
E. SALZA PRINA RICOTTI, Cibi, cucine e triclini in L'alimentazione nel mondo antico. I Romani: etá imperiale, Rome 1987. pp. 70-140
Articoli sccientifici.
- E. SALZA PRINA RICOTTI - Il gruppo di Polifemo a Sperlonga - Problemi di sistemazione. in Rend. Pont. Acc. Rom. di Arch., Vol. XLII, 1968-1970, pp.118-134, plates 1-3, figg. 5-9.
- E. SALZA PRINA RICOTTI – Forme speciali di triclini in Cronache Pompeiane, V, (1979), Naples, pp. 102-149
- E. SALZA PRINA RICOTTI – Il ferculum dello Zodiaco in Rendiconti della Pontificia Accademia Romana di Archeologia., Vol. LV-LVI, (1982-1983-1984) , pp. 245-264.
- E. SALZA PRINA RICOTTI – The Importance of Water in Roman Garden Triclinia in Ancient Roman Villa Gardens (Dumbarton Oaks Research Library and Collection), 1987, pp. 137-169, figg. 2-7, figg; 35-37.
- E. SALZA PRINA RICOTTI - Tende conviviali nell'antichitá in Festschrift in honor of Wilhelmina Jashemski , Caratzas, Flushing, New York, June 1989, pp. 199- 239
- E. SALZA PRINA RICOTTI – Cibi, cucina e banchetti in Vita quotidiana nell’Italia Antica: vita in famiglia. Verona, 1993. Arnaldo Mondadori publisher, pp 111-144.
- E. SALZA PRINA RICOTTI - Le Grotte di Polifemo, in Palladio N°37, Gennaio - Giugno 2006, pp 1-29 figg 1-19
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