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di Eugenia Salza Prina Ricotti
L'architetto dell'antichità - Chi era e come doveva essere l'architetto secondo i nostri più antichi progenitori? Nel suo trattato Vitruvio dà una lunga lista di tutto quello che da lui ci si apettava e su cosa dovesse sapere e fare. Si tratta è vero di un testo del I sec. a.C., ma in realtà rappresenta quello che fin dalle epoche più antiche si riteneva indispensabile a chi volesse esercitare una tale professione. Certamente Vitruvio sembra un po' calcare la mano su questi requisiti e bisogna confessare che, se gli aspiranti architetti avessero preso sul serio le sue prescrizioni, anticamente ce ne sarebbero stati assai pochi in giro. Per Vitruvio infatti l'architetto doveva essere un semidio, se non addirittura un dio vero e proprio. Inutile dire che bisognava fosse un uomo di lettere, e quindi in grado di catalogare e raccogliere le nozioni utili a svolgere il suo lavoro; doveva poi essere un ottimo disegnatore e conoscere le leggi della prospettiva per presentare le sue proposte con artistici disegni colorati; la geometria gli sarebbe stata ovviamente indispensabile per tracciare la pianta degli edifici sul terreno prescelto, e non parliamo proprio della matematica in quanto a lui sarebbe spettato il compito di calcolare il materiale e il lavoro occorrente, stabilire quanto e cosa si dovesse ordinare e fare preventivi di costo e di tempo esatti al centesimo. Veniva poi l'idraulica (1), un altro dei campi in cui secondo Vitruvio l'architetto aveva l'obbligo di eccellere, e lo sottolineava con particolare forza dovuta probabilmente al fatto che da giovane egli aveva seguito le opere di Frontino, autore di un ottimo trattato sugli acquedotti, e capo di tutta l'idraulica del I sec. d.C..
Questo però non era che il principio delle materie dello scibile umano che un architetto doveva sapere alla perfezione in quanto, secondo Vitruvio, egli doveva intendersi di medicina per scegliere luoghi salubri per i propri edifici; doveva poi essere un astronomo per orientare con esattezza i vari ambienti, e soprattutto doveva eccellere nell'avvocatura per sistemare in modo inattaccabile proprietà, confini, uso delle acque e servitù, e in tal modo evitare le liti con i vicini e poter stilare contratti di ferro con i fornitori.
Elencata così la parte delle materie che non soltanto l'architetto doveva approfondire, ma nelle quali doveva addirittura brillare, si passava poi alle qualità fisiche e morali. Vitruvio precisava come fosse indispensabile avere un buon orecchio musicale, e questo non soltanto per progettare teatri dall'acustica perfetta, ma anche perché, essendo l'architetto un ingegnere che doveva occuparsi di questioni militari, doveva saper controllare che le funi di armi come balistae, catapultae e scorpiones, (2) fossero tese a dovere e perciò emettessero il giusto suono una volta sollecitate. Manco poi a dire che sue caratteristiche fondamentali dovevano esser quelle della sincerità ed onestà. Meno comprensibile è invece la pretesa di Vitruvio quando affermava che l'architetto dovesse anche essere bello in quanto non si vede proprio come il suo aspetto fisico potesse influire sulle sue capacità tecniche. Ma questo, per Vitruvio, che nel campo architettonico aveva molto scritto, ma poco costruito, e che per sua stessa ammissione era basso di statura e brutto, era un fatto che gli permetteva di incolpare il suo aspetto per il poco successo in campo professionale.
Comunque l'idea che l'architetto dovesse essere una persona eccezionale andava molto in là nel tempo, e già alcuni secoli prima Pizio (IV a.C.), colui che progettò e costruì il Tempio di Minerva a Priene, soleva addirittura dire che in tutti i campi dell’arte e della scienza un architetto doveva saper far meglio di tutti gli altri. Grazie al cielo anche Vitruvio riconosceva che una persona come la voleva Pizio non poteva proprio esistere.
Bibliografia
cDivulgazione scientifica
Preso da un mio dossier su Archeo
- E. SALZA PRINA RICOTTI, Dossier Gli architetti e progettazione di architettura nell'antichità in Archeo (Anno XI, nº 12 (142) December 1996, pp. 58 - 85.
Lavori scientifici
- E. SALZA PRINA RICOTTI - Villa Adriana. Un singolare solaio piano in opus caementicium, in Palladio, Nuova serie, Anno I, N. 1, Giugno 1988. pp. 1-12.
- E. SALZA PRINA RICOTTI, Adriano: architettura del verde e dell’acqua in Horti Romani, Rome , 1995, pp. 363-399.
- E. SALZA PRINA RICOTTI – Hadrien, architecte, ingénieur et urbaniste, in Hadrien. Trésors d’une villa impériale, Italia 1999, pp. 37-46
- E. SALZA PRINA RICOTTI – Adriano, architetto, ingegnere e urbanista, in Adriano architettura e progetto, Italia 2000, pp. 41-45 e schede