di Eugenia Salza Prina Ricotti
I primi giocattoli - Andando indietro nella storia della civiltà scopriamo i primi giocattoli, quelli che appartennero agli albori della vita civile. Capita di trovarli negli scavi dei templi e dei santuari dove i ragazzi e le ragazze, una volta raggiunta la maggiore età gli uni, e il matrimonio le altre, li portavano consacrandoli agli dei, ma più spesso capita di trovarli nelle necropoli e da queste si ricava purtroppo la maggior parte di quelli che ci sono pervenuti. Non c’è dubbio che scoprire un giocattolo nella tomba di un bimbo stenda sempre un velo di tristezza su un oggetto che fu creato per la gioia: non si può fare a meno di pensare al dolore di chi li depose nella piccola sepoltura e le parole dei versi che Marziale dedicò alla schiavetta, scomparsa e rapita al suo affetto, ci risuonano ancora agli orecchi: "Siile leggera, o terra. Essa lo fu per te."
Disgraziatamente troppo spesso genitori affranti dovettero rivolgere una simile richiesta alla madre terra. Anticamente, infatti, la mortalità infantile era molto alta e, nell’immensa fiducia della continuità della vita nell’Al di là, si consegnavano alla tomba non soltanto i piccoli defunti, ma anche i loro passatempi preferiti.
I poppatoi - Abbiamo un gran numero di questi giocattoli a cominciare addirittura dai poppatoi dei più piccoli e più sfortunati bimbi, quelli che, avendo perso la madre, dovevano venir allevati artificialmente e che, date le scarse cognizioni di igiene dei tempi, raramente sopravvivevano. Ve ne sono di tutti i tipi e molti erano fatti a forma di animali gaiamente colorati: tutta una serie di cagnolini e di porcellini. Erano insomma poppatoi che non avevano soltanto uno scopo utilitario, ma attiravano l’attenzione e l’interesse del poppante. Se ne trovano in tutte le epoche e in tutte le etnie.
Abbiamo quelli cartaginesi del Museo del Bardo a Tunisi a forma di grossi ed allegri faccioni colorati con un beccuccio lungo e sottile al posto del naso e un manico per reggerli bene, e abbiamo il canino bastardo dal muso appuntito del Museo di Susa sempre in Tunisia. Si passa poi da quelli ellenistici, come il grazioso e variopinto topino del Museo Orsi di Siracusa (fig.1), a quello della fine della repubblica romana conservato nel Museo Nazionale delle Terme di Roma: un florido porcellino dal grugnetto tondo e rigonfio. Appartengono a epoche diverse così come ad epoche diverse appartennero i piccoli a cui erano destinati: povere creature accomunate da un medesimo destino.
In alcuni di questi poppatoi si lasciava dentro una pallina di ceramica o un sassolino in modo che, una volta finita la poppata, lo si potesse agitare e divertire il lattante. Infatti si sa che i giocattoli preferiti di quell’età sono quelli più rumorosi. I gusti dei piccolissimi non sono poi cambiati col passare dei millenni. Ancor oggi si può far felice un bambino offrendogli un qualsiasi oggetto che una volta agitato o percosso riempia la casa di molto fracasso. Perciò l’infanzia dei nostri lontani progenitori venne rallegrata da molti sonagli, che avevano spesso la forma di animali: vi erano gufi semplificati, con i grandi occhi tondi, ma in compenso senza piedi o coda; maialini con buchi per occhi; tartarughe compatte e raccolte nel loro guscio: li si faceva persino a forma di culla completa di neonato. Uno dei più elaborati tra tutti i sonagli rappresenta un bambino seduto su una base che abbraccia un'oca, mentre questa, allungando il collo, cerca di acchiappare il frutto che intravede nella piega del suo mantello.
Sonagli, graziosi, colorati, ma soprattutto rumorosi. In un primo tempo erano balie, nutrici, fratelli maggiori o genitori quelli che li agitavano sulle culle, nella vana speranza di riportare alla calma la piccola creatura paonazza di indignazione e furiosamente scalciante. Era una pratica normale ed altamente consigliata, prescritta anche dal saggio Polluce che questo considerava un ottimo mezzo per addormentare il pupo, e poteva anche darsi che egli avesse ragione. La piccola creatura, probabilmente stralunata ed intontita dal rumore, doveva pur finire per acquietarsi e, appena cessato il chiasso, abbandonarsi ad un buon sonno riparatore.
Oggetti resistentiQuando poi i figlioletti, raggiunta una certa età, riuscivano finalmente a tenerli ben stretti nelle manine, i sonagli venivano loro affidati. Non dovevano però essere gli stessi che troviamo nei templi o nelle tombe, fragili oggetti di ceramica che non avrebbero retto la prima caduta o il primo urto. Si trattava probabilmente di oggetti fatti di materiale più resistente e durevole come il bronzo o il legno; e di questi c'è notizia nell’epigrafe di un certo Filocle, il quale, uscito dalla puerizia, aveva dedicato al dio Ermete i suoi giocattoli, e aveva tenuto ad elencarli minutamente. Fra le altre cose egli descriveva anche un sonaglio fatto di bosso.
Altri solidi sonagli dell’epoca che potevano essere tranquillamente affidati al ragazzino più impacciato ed inetto che potesse esistere, avevano un lungo manico; e alcuni di essi, quelli metallici, erano costituiti da una serie di anelli inseriti sugli orli di un disco di bronzo: quando li si agitava, l’effetto era veramente notevole. Vi era pure un'altra forma di sonaglio, fatta da un pezzo di legno rettangolare montato su un manico assieme ad altri due pezzi di legno sottili fissati ai due lati, in modo tale che quando si agitava questo strumento essi andavano rumorosamente a sbattere sulla parte centrale.
Salvo i sonagli di legno - un materiale che, a parte località particolari con clima eccezionalmente secco, quale ad esempio l’Egitto, difficilmente sopravviveva - gli altri, foggiati in metalli atti a durare nel tempo, avrebbero dovuto pervenire intatti fino a noi. Invece pochi sono quelli di questo tipo trovati negli scavi, mentre è strano notare che sono quelli di terracotta ad avere sfidato i secoli. Dato che è improbabile che possano esser scampati alle tenere mani di un bambino, l’unica spiegazione possibile è che essi siano modelli creati a scopo sacro o funerario.
-I cavallini e le carrozze - Nell’antichità vi furono quindi molti giocattoli per i piccolissimi. Oltre ai poppatoi di ogni forma, ed ai sonagli di ogni genere di materiale, vi furono pure fischietti di vario tipo, senza contare i tintinnanti amuleti che, appesi al collo del bambino, o posti a tracolla legati ad una corda, lo divertivano con il loro scampanellare, ed aiutavano i preoccupati genitori ad individuare dove si fosse mai cacciato; senza contare che tenevano lontano da lui il malocchio e gli spiriti maligni (fig.2).
Tutti questi oggetti erano evidentemente destinati a tutti i piccolissimi senza distinzione di sesso. Poi, col passare degli anni, cessavano di interessarli. Inoltre i gusti di bambini e bambine si differenziavano: i passatempi che attiravano i maschietti non erano gli stessi che divertivano le femmine. Raggiunta una certa età, nella vita del bambino entravano trionfanti le cose che più avrebbe desiderato da adulto e, mentre già la bambina passava il tempo con le sue bambole, non c’è dubbio che il fratello si interessasse soprattutto ai cavalli, il più nobile mezzo di trasporto dell’epoca.
Carretti e carrettiniPer i bimbi dell’antichità i cavalli, con tutti gli ammennicoli loro connessi come carrozze, carretti e carrettini, erano certamente i preferiti. Per poi cavalcare un veloce destriero si ricorreva alla fantasia, il più gran dono che Dio abbia dato agli uomini; bastava poco a raggiungere lo scopo. Un manico di scopa ben inforcato poteva dare più soddisfazione di uno sbuffante bucefalo o far volare un fanciullo più alto di quanto non potesse alzarsi lo stesso Pegaso (fig.3). Molte furono le cavalcature di questo genere che resero felice l’infanzia dei nostri lontani antenati e le vediamo rappresentate sulla ceramica greca, dove allegri bambini cavalcano lunghi bastoni. Alcuni sono semplici rami di albero, magari con la punta sottile leggermente storta, altri lunghe canne come quella descritta da Orazio. Ci voleva un bel po’ di fantasia per vedervi uno sbuffante destriero, ma molti ci riuscivano. Altri possessori di un solido bastone decorato dalla fiera testa di un cavallo erano i più fortunati e non avevano bisogno di sforzarsi troppo per sentirsi in sella ad una fremente cavalcatura.
I bastoni di qualsiasi tipo erano quindi una grande risorsa per i genitori e risultavano loro di grande aiuto per fare felice il proprio figlio. Con essi anche le persone meno ingegnose riuscivano non soltanto a fabbricare un intera scuderia, ma a munire la propria prole anche di una ricca carrozza. Così in Grecia per le feste delle Antesterie si regalavano ai bambini schematici carrettini consistenti in una semplice asta alla quale erano state fissate due ruote. Li vediamo in varie vivaci rappresentazioni su stele funebri e vasi a fondo bianco, molto spesso risalenti al V sec. a.C.. A volte si regalava loro una carriola (fig.4) tra le ruote si poneva una tavola, su cui il piccolo ed orgoglioso proprietario poteva sedersi e farsi trascinare da un servo o da un parente compiacente(fig.5). Se poi l'improvvisato destriero aveva anche buon carattere, il bambino, oltre ad incitarlo con la voce poteva anche azzardarsi a somministrargli qualche secca frustata.
Grida e nitriti - Certo questi giochi che offrivano lunghe ore di intensa attività fisica e di viva partecipazioni dovevano essere molto più divertenti dei cavallini in miniatura. Ma anche con essi si poteva correre un bel po’ trascinandoseli dietro per tutta la casa con il consueto accompagnamento sonoro di grida di incitazione, nitriti e avvertimenti ai passanti. Così doveva fare il proprietario di quel cavallino in terracotta del Museo Romano-Germanico di Colonia che presenta un foro in corrispondenza al muso, e che quindi poteva esser trascinato legato ad uno spago. È uno dei tanti cavallini foggiati o intagliati e muniti di ruote mobili, cavalcature appartenenti alle più diverse epoche ed alle più varie regioni della civiltà.
Gli esemplari più antichi si trovano in Asia Minore. Vediamo così il carrettino di un bimbo dell’antica Mesopotamia, creato millenni prima del cavallino di Colonia, ma il cui cavallo è praticamente identico a quello renano; e molto simili erano anche i cavalli ed i carrettini beoti, oggi conservati in diversi musei del globo come quelli di Corinto, Siracusa, New York e Cheronea. Ogni tanto si trovano pure cavallini e carretti con le ruote fisse, ma questi dovevano appartenere a corredi sepolcrali, mentre altri ancora di pietra dovevano venir offerti agli dei.
Bibliografia
Divulgazione scientifica
Preso da un mio dossier su Archeo
- E. SALZA PRINA RICOTTI, Dossier Giocare nel mondo antico in Archeo (Anno IX, nº 6 (112)) June 1994, pp. 40-85
Lavori scientifici
- E. SALZA PRINA RICOTTI, Giochi e giocattoli, Casa Editrice Quasar, Roma 1995