di Eugenia Salza Prina Ricotti
Una famiglia strana tutto sommato quella di Servilia, ed in mezzo alle stranezze - chiamiamole cos? per essere benevoli - ed alla libert? di costumi delle femmine di casa c'era Bruto: quel Bruto che, si sussurrava, fosse figlio di Cesare. Di lui conosciamo l'aspetto riprodotto nelle quattro serie di monete, tutte coniate dopo l'uccisione di Cesare, nelle quali si vede il profilo di un giovane dal viso scarno, il naso lungo, la bocca ostinata che sporge in avanti, e la folta capigliatura allungata su un collo particolarmente sottile. Bruto, infatti, pare fosse molto magro.
Il giovane non era esente da difetti gravi e Cesare, che era sempre ben informato, non poteva ignorarli. Ma nonostante tutto continuava ad essergli attaccato ed a considerarlo persona dal carattere forte ed intenso. Il dittatore si compiaceva di dichiarare che era molto importante sapere quello che Bruto voleva, perch?, quando voleva qualcosa, la voleva molto intensamente. Gli altri contemporanei, che non erano accecati come lui dall'affetto, trasformavano a modo loro il detto ripetendo che Bruto non sapeva quel che voleva, ma lo voleva lo stesso e con tutte le sue forze.
Fosse o non fosse figlio suo, certo ? che Cesare stravedeva per Bruto. Spesso, infatti, il grande condottiero si butt? a corpo morto per tirarlo fuori dai pasticci nei quali il giovane si era ficcato o era stato ficcato. Cos? nel 59 a.C., quando un certo Vettio incluse il nome del giovane in una lista di gente che egli asseriva congiurasse per uccidere Pompeo, Cesare, che era console, salv? Bruto bloccando tutto il procedimento e rimandando il resto dell'interrogatorio al giorno dopo. L'indomani poi, dopo aver passato una notte ad indottrinare lo sciagurato delatore, gli fece ripetere in senato tutta la storia. Ovviamente la trama non era pi? quella del giorno prima. Nella notte, come fa osservare Cicerone in una lettera ad Attico, il nome di Bruto era misteriosamente sparito dall'elenco dei congiurati ed al suo posto erano stati inseriti quelli dell'oratore e di Lucullo. Costoro, secondo Dione, avevano assoldato Vettio ed avevano organizzato tutta la macchinazione nella speranza di spaventare Pompeo e indurlo a staccarsi da Cesare e Crasso. Chiaramente il loro proposito non era sfuggito a Cesare che con la sua contromossa tendeva ad intimidire Cicerone e i suoi alleati, ma soprattutto voleva costringerli a lasciar fuori dai loro intrighi il ragazzo.
Cos? pure fu sempre Cesare che alla battaglia di Farsalo, quando Bruto si schier? con Pompeo, ad ordinare categoricamente ai suoi soldati di catturare il giovane senza torcergli un capello ed ingiunse loro di porlo in salvo Si pu? obbiettare che tutte queste premure potevano anche esser motivate dall'amore che Cesare nutriva per Servilia. Ma non poteva essere soltanto per questo che egli si preoccupava tanto per la sorte del giovane. Come infatti ci si pu? spiegare tutte le altre stranezze del comportamento di Cesare verso Bruto? Come si pu? spiegare la ragione per la quale quando qualcuno voleva ottenere qualcosa o farsi perdonare da Cesare metteva sempre avanti Bruto?
Ad esempio, quando Cicerone, dopo aver scritto e pubblicato in assenza di Cesare il "Catone", ebbe paura di incorrere nelle ire del dittatore, l'oratore si affrett? a scrivergli una lettera spiegando che lo aveva fatto soltanto su richiesta di Bruto. Come gli rinfacciava un amico, Cicerone usava sempre Bruto come paravento tra s? e Cesare e, d'altra parte, il sistema aveva successo: davanti al nome del giovane il dittatore si arrestava sempre.
? quindi possibile che Plutarco avesse ragione e che la preoccupazione di Cesare per la sorte di Bruto nascesse dal fatto che egli riteneva di esserne il padre naturale. Tutto sommato, Giulia nacque soltanto un anno dopo Bruto e all'epoca Cesare era capace di aver figli legittimi ed illegittimi. Anzi, data la sua naturale tendenza agli amori extraconiugali, era pi? facile che avesse questi ultimi. Sarebbe stato umano per lui e per Servilia, giovane sposa, abbandonarsi a quell'amore che li domin? tutta la loro vita. Comunque fosse o non fosse suo figlio, Cesare un sospetto di essere il padre di Bruto dovette sempre averlo.
Bibliografia
Divulgazione scientifica
Preso da un mio dossier su Archeo
- E. SALZA PRINA RICOTTI, Dossier L'amore a Roma in Archeo, VII, 10 (92) October 1992, pp. 54-99
- E. SALZA PRINA RICOTTI, Bruto in Archeo ottobre 2001
Lavori scientifici
E. SALZA PRINA RICOTTI, Amori ed amanti tra la repubblica ed il principato, Casa editrice, L?Erma di Bretschneider, Roma, 1992
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