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di Eugenia Salza Prina RicottiI
I GIARDINI E L'ELLENISMO - L'ellenismo, collegato sia al mondo greco che a quello del Vicino Oriente, sviluppò forme diverse sia in arte che in architettura, e quindi anche nei giardini di cui fu particolarmente ricco. I contatti con le civiltà persiane e con quella egizia ebbero certamente molta importanza in questo campo e vennero creati magnifici parchi. Essi erano collegati con i giardini delle epoche e delle civiltà precedenti, ma il loro spirito era diverso.
Oggi noi li conosciamo soltanto attraverso alle descrizioni letterarie, che, molto schematiche, non ci aiutano ad immaginare come realmente fossero. Sappiamo così che Alessandria ebbe bellissimi parchi i quali occupavano addirittura un quarto dell'antica città. Come accadeva in Grecia, anche questi giardini erano siti vicino alle mura o addirittura fuori di esse ed erano tutti connessi fra loro in modo da creare una cintura verde alla bella capitale.
Bellissimi erano pure i giardini di Antiochia, la capitale dei Seleucidi, che alcuni preferivano addirittura ad Alessandria. La città era costruita in pianura sui due lati di una lunga via porticata. Da una parte di questa vi erano le case e dall'altra la zona dei giardini che conteneva anche padiglioni, bagni e fontane e che si estendeva fino alle colline, fermandosi soltanto alle loro pendici. Una seconda strada si dirigeva verso l'Oronte ed attraversava uno splendido quartiere suburbano chiamato Eraclea.
Più lontano ancora, seguendo una strada costeggiata da viti e rose, si raggiungeva un parco famoso chiamato Daphne, che era posto a 7 chilometri e mezzo a Sud di Antiochia. Qui iniziava una grande proprietà che aveva una circonferenza di 80 stadi e che, da questo parco, prendeva il nome di Epidaphne. Originariamente qui vi era un temenos dedicato ad Apollo ed Artemide: un bosco sacro, ricco di sorgenti e nel quale svettavano ben 300 cipressi che, si diceva, fossero stati piantati dai Seleucidi. Tutti lodavano la bellezza del parco di Dafne: in esso vi erano bellissimi bagni, un portico famoso e molti luoghi di divertimento. Vi erano anche alberghi nelle cui stanze crescevano persino le viti, mentre alle nari dei clienti giungeva il profumo dei fiori piantati nelle aiuole. Non ci si deve quindi meravigliare se il parco di Dafne era considerato il posto più bello di tutta la terra.
Simili a questi dovettero essere anche i giardini di epoca ellenistica che esistettero nella Magna Grecia. Gli autori ne parlano, ma le loro descrizioni sono ancora più sommarie di quelle precedenti. Dovevano essere luoghi ricchi di ninfei, di acque e di boschetti e, probabilmente, ha ragione la Gotthein quando consiglia di immaginarseli guardando alcuni bassorilievi ellenistici che nelle loro scene mitologiche presentano ambienti paesaggistici.
Famosa è poi la descrizione del giardino sulla nave di Gerone II, che fu costruita per lui da Archias di Corinto ed alla cui progettazione prese parte anche Archimede. Il giardino era posto sul ponte superiore; qui a fianco delle passeggiate piante di ogni tipo erano state messe a dimora in cassonetti foderati di piombo, mentre edera e viti, che crescevano in vasi di terracotta, ombreggiavano i viali con verdi pergole. In questo giardino vi erano persino una piscina di acqua di mare con pesci ed una di acqua dolce. Come si vede una creazione imponente ed estremamente lussuosa, ma per mettervi tutti i saloni, opere d'arte, giardino e piscine volute da Gerone si dovette costruire una nave di dimensioni tali, che, quando fu finita, risultò troppo grande per entrare nel porto di Siracusa. Gerone dovette perciò rassegnarsi a disfarsene e, con un gesto veramente principesco, la spedì in dono ai Tolomei, gli unici che ad Alessandria avessero un bacino capace di contenerla.
Ma tutte queste descrizioni letterarie non aiutano molto a capire il giardinaggio ellenistico. É soltanto a Rodi che troviamo i resti di parchi di quest'epoca. Qui si possono ancora visitare molte grotte esistenti o create nei fianchi delle sue valli rocciose, luoghi evidentemente sacri alle ninfe, ai quali si accedeva per mezzo di gradini scavati nella roccia e si capisce che essi dovevano essere sistemati molto bene, adorni di piante verdi e probabilmente anche di sculture. Si tratta quindi di un tipo di giardinaggio che potremmo definire romantico, un paesaggio che era ormai completamente libero dai rigidi schemi geometrici seguiti fino allora (fig.18). É soltanto a Rodi, quindi, che riusciamo ad aver un'idea del giardino ellenistico e della rivoluzione che l'ellenismo portò in questa arte.
Per il resto molto ci dicono le sculture di cui troviamo infinite copie nel giardinaggio romano. Quasi sempre si trattava di statue per fontane: ninfe che reggevano conchiglie dalle quali sgorgava l'acqua (fig.19); satiri ubbriachi, che giacevano addormentati su una roccia mentre l'otre, retto dalla mano abbandonata, lasciava cadere un getto nella sottostante vasca (fig.20 e 21); amorini che strozzavano un'oca e davano origine allo zampillo (fig.22) e così via. Tutte statue da porre su roccie naturali od artificiali, vicino a quegli specchi di acqua che ne raddoppiavano piacevolmente l'immagine. Statue certamente incorniciate dalla vegetazione sapientemente disposta e da fiori che creavano una macchia di colore: il tutto imitando il più possibile la natura in un insieme libero da schemi e simmetria, legato a quel gusto paesaggistico proprio dell'ellenismo. Un ellenismo che passerà anche in certi giardini romani e ce ne darà gli esempi più spettacolari.
Bibliografia
Divulgazione scientifica
Preso da un mio dossier su Archeo
E. SALZA PRINA RICOTTI, Dossier: I giardini nell'antichità in Archeo nº 69, November, pp. 50-97
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