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di Eugenia Salza Prina Ricotti
I GIARDINI-PERISTILIO E LE CITTÀ CAMPANE SEPPELLITE DAL VESUVIO - Poco è rimasto dei famosi Horti della Roma antica: qualche rudere, qualche rovina di ninfeo, e molte statue trovate negli scavi, ma oggi avulse dalla loro cornice e sistemate nei musei. Fortunatamente moltissimo resta dei giardini delle città seppellite dal Vesuvio. Ovviamente qui le case sono molto più modeste: si tratta quasi sempre di giardini-peristilio, tipici della civiltà italica. Infatti contrariamente, a quanto affermato da alcuni, come il Grimal, che li volevano di ispirazione greca o ellenistica, non esiste traccia di giardini del genere anteriori a quelli che si trovano nella penisola italica.
Probabilmente il giardino-peristilio fu la trasformazione dell'antico orto italico: un fazzoletto di terra che, nei tempi più antichi, quando le case erano costituite da pochi ambienti posti attorno all'atrio, si trovava alle spalle della casa. Col progressivo miglioramento delle condizioni economiche dei cittadini e la comparsa di edifici sempre più vasti e con varie parti destinate all'abitazione, questo orto si trasformò in un giardino circondato da portici colonnati. L'atrio restò riservato ai primi contatti con le persone che entravano nella casa. Qui, a dimostrare la capacità economica del padrone di casa, stava la cassaforte e gli affari si trattavano seduti nel tablinio. Ma spesso la parete di fondo del tablinio si apriva largamente con un grande finestrone (fig.31), che lasciava intravvedere il verde delle piante coltivate nel peristilio e, tra il fogliame, il biancheggiare delle statue. Si trattava quasi sempre di copie ellenistiche: bimbi dai contorni tondi e dolci; fauni dai movimenti sciolti, repentini, persino contorti; veneri provocanti le cui forme procaci venivano spudoratamente spiate da satiri e da priapi, rappresentati con un realismo molto spinto (fig.32).
Passeggiando all'ombra del colonnato si godeva di tutti queste piacevolezze e si ascoltava l'allegra festa degli insetti ronzanti tra i fiori mentre lo zampillare delle fontanelle marmoree (fig.33) riempiva l'aria di quegli spruzzi, tanto raccomandati da Vitruvio, per rinfrescare la torrida aria dell'estate. L'aspetto un pò spettinato delle piante, l'amore per la natura lasciata libera, almeno per quanto lo permetteva la piccola superficie di questi giardini, davano un senso di riposo e di allegria. Era evidente che alberelli e cespugli, più che esser scelti per creare una disegno preordinato, erano lì coltivati per la gioia del proprietario e, spesso, anche per i loro frutti. Così nel centro dei peristili si trovano resti di ciliegi e, più spesso, di fichi e di viti. Anche un rarissimo limone faceva bella mostra di se nella casa di Giulio Polibio. Poi vi erano i fiori: cespugli di oleandro fiorito, e, ai piedi di rossi melograni, i cespi di timide violette, degli iris, e delle trionfanti rose.
Esigui canali attraversavano questi giardini o si allungavano sulle terrazze delle case più importanti della zona (fig.34). Dopo l'arrivo dell'acquedotto in essi c'era acqua: a volte poca, è vero; ma all'acqua non rinunciavano neanche i cortili più modesti. Euripi, fontanelle, piccole vasche con un semplice zampillo: l'argenteo liquido cantava e chioccolava dappertutto. Spesso nelle case più lussuose i ninfei venivano attrezzati per potervi cenare sullo sfondo del liquido elemento. In quello, elegantissimo, del predio di Giulia Felice una cascatella scivolava su scalini di marmo alle spalle dei convitati, e l'acqua mormorava tutt'attorno (fig.35). Ma anche in altri triclini estivi più modesti, il sostegno in muratura posto in mezzo ai letti tricliniari aveva spesso in centro l'ugello di una fontanella (fig.36) e, quando non si stava pranzando, la si lasciava zampillare allegramente.
Questi giardini creati tra il I secolo a.C ed il I d.C. erano quasi sempre di modeste dimensioni. Ma sulla parete di fondo dei peristili, gli affreschi li ingrandivano fino all'infinito: vi aggiungevano altri giardini sognati (fig.37); li decoravano con le statue più imponenti; creavano paradisi orientali pieni di animali feroci e di uccelli decorativi dipinti appollaiati tra i rami e sulle immaginarie balaustre. Insomma, con un pò di buona volontà, in un peristilio pompeiano si poteva persino credere di trovarsi in un grande parco.
Nelle grandi e ricche ville di Stabia e di Oplontis il giardino era quello di lusso. Non c'era da stupirsi in quanto si trattava delle residenze dell'alta aristocrazia di quei tempi. La più bella di esse, quella di Oplontis, pare appartenesse alla famiglia di Poppea e in epoca neroniana fu ampliata con aggiunte di estrema grandiosità. Raffinatissima era in essa la sistemazione di quella parte del parco che si trovava accanto all'immensa piscina natatoria. Da un lato di questo specchio di acqua si allungava una fila di platani ai cui piedi si ergevano statue di marmo. Dall'altro si affacciava un grande portico, sul quale ampie esedre magnificamente affrescate si alternavano a piccoli giardini racchiusi da muretti. Tra il fogliame delle piante coltivate in questi minuscoli spazi si intravedevano gli affreschi creati come loro sfondo: piacevolissimi e dipinti su uno sfondo caldo e solare, essi rappresentavano altre piante lussureggianti attorno a deliziose fontanelle di marmo (fig.41 e 42). Come non pensare che gli architetti Flavio e Celere non abbiano a suo tempo avuto una parte in questa elegante progettazione?
Bibliografia
divulgazione scientifica
E. SALZA PRINA RICOTTI, Dossier: I giardini nell'antichità in Archeo nº 69, November, pp. 50-97
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